La scuola pubblica italiana risponde col voto delle comunali al Partito Democratico

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La scuola publica italiana boccia senza appello il Pd di Renzi in tutte le città. Persino a Milano dove ha vinto il candidato Sala (20.000 voti di differenza) lo scarto è stato sensibile, tale per cui al prossimo errore la città meneghina sarà persa irrimediabilmente. E da Bologna il candidato Merola manda a dire a Renzi che il PD non è più radicato tra i ceti popolari (maddai?), masticando amaro durante l’analisi del voto. Da Roma Giachetti biascica stizzito e riassume in un “è una sconfitta che mi appartiene“ il suo pensiero su queste elezioni comunali. Il risultato delle politiche renziane sulla sanità, sulle pensioni e soprattutto sulla scuola pubblica è pari all’immagine della terra dopo una esplosione nucleare: é il Day After del PD.

Torino a cinque stelle

A Benevento la sconfitta del PD assume i contorni di una autentica disfatta dove il redivivo Mastella (persino lui) ha ottenuto il 62,8% dei voti contro il 37,1% del suo sfidante. Anche Carbonia, Genzano e Cattolica si tingolo a cinque stelle. E se il successo di De Magistris a Napoli era un risultato praticamente scontato, la vera sorpesa arriva da Torino dove Chiara Appendino straccia Fassino e diventa sindaco col 54,6% dei voti contro il 45,4% dei voti del candidato uscente.

La conquista di Porta Pia

L’On. Rosato, commentando a caldo sulla terza rete Rai i risultati del voto, aveva detto che era stato già un miracolo arrivare al ballottaggio dopo i fatti di Mafia Capitale. L’esito delle consultazioni che ha portato Virginia Raggi sulla poltrona più alta del Campidoglio, la più giovane sindaco di Roma con i suoi 37 anni batte Rutelli che ne aveva 39, ha assunto quasi i contorni di un plebisicito popolare: 67,2% contro il 32,8% di Giachetti. Ma per capire come sarebbe andata sarebbe bastato fare un giretto nella città dove oltre agli insegnanti il malcontento dei cittadini era tangibile parlando con chiunque. Personalmente ho conversato con un tassista romano in occasione di un mio ultimo viaggio di lavoro nella città dove sono nato e che porto ancora nel cuore. Non poteva andare diversamente perché non era più possibile continuare così, con gli intrallazzi, con la parentopoli dei familiari in Atac, con le speculazioni intorno all’area di Tor di Valle. E quello di stamane è un bel risveglio per una capitale finalmente libera e affrancata dal PD.

Dimissioni

I docenti della scuola pubblica lo avevano promesso subito dopo l’approvazione della 107. Hanno fatto mancare due milioni di voti alla prima tornata elettorale, hanno tolto le principali città italiane dal malaffare tipico di una certa politica e adesso affilano le armi in vista del prossimo referendum: a ottobre si replica e la parola d’ordine diventa VOTARE NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE!

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