CdV, molte rinunce al bonus sulla meritocrazia: bravi insegnanti sempre più invisibili e sempre più immeritevoli

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Quello che si profila all’orizzonte è un vero esercito di esclusi per l’attribuzione del bonus in denaro per la meritocrazia dei docenti. Noi ci chiediamo: ma chi è il vero insegnante meritevole nella scuola pubblica italiana?

Poniamo subito questo interrogativo perché, secondo molti operatori della scuola, un bravo insegnante che per tutto l’anno ha fatto bene il suo lavoro di formatore (in classe e con gli alunni), si troverà svantaggiato rispetto ad altri colleghi, i quali sono stati impegnati, anche durante le attività didattiche, in altre #azioni, spesso slegate o estranee all’attività didattica tradizionale. Ci chiediamo, inoltre, come sarà considerato dal DS un insegnante tutto fare che passa più tempo in altre attività collaterali alla funzione insegnante e che di fatto dedica poco tempo ai suoi alunni, rispetto ai docenti cosiddetti ‘normali’?

Il docente ‘normale’ non è forse degno del merito che gli spetta? Secondo noi il merito non può misurarsi esclusivamente con altre attività slegate dalla capacità di essere un bravo oratore o somministratore del sapere o del saper fare, soprattutto nel campo didattico. Il merito, di cui tanto si sente parlare, dovrebbe essere, per forza maggiore, strettamente legato ai risultati didattici degli alunni e non ad altre aspirazioni legate invece al funzionamento dell’Istituzione Scolastica. Il merito dei docenti deve essere accentrato sui bisogni formativi degli alunni e sui loro successi ottenuti grazie al lavoro intenso e prezioso degli insegnanti. Sovente, ampio spazio è stato dedicato ad altri indicatori che non tengono conto dello stretto rapporto tra insegnante e discente.

Attività funzionali all’insegnamento: una doppia beffa per gli insegnanti ‘normali’

Tutte le altre attività collaterali alla funzione docente non sarebbero dovute essere prese in considerazione nei famosi criteri e descrittori per l’attribuzione del medesimo punteggio. Ci chiediamo, in ultima istanza: un docente che è Animatore Digitale, un docente che si occupa della gestione del sito internet della scuola, un docente che fa parte della funzione strumentale, un docente che è componente dello staff dirigenziale, un docente che è un collaboratore del Dirigente è forse più meritevole di quei docenti che hanno scelto di fare a tempo pieno il proprio lavoro? Secondo noi, non è possibile discriminare qualcuno solo per aver scelto personalmente di destinare le proprie diciotto ore esclusivamente alla professione insegnante. E poi, se volessimo dirla tutta, quei docenti appena descritti sono già retribuiti dai compensi accessori per le funzioni aggiuntive appena illustrate.

Qualcuno che vive quotidianamente, dall’interno, il mondo della scuola, in questi giorni si domanda: come è possibile stabilire dei criteri di merito quando si lavora con le ‘risorse umane’? La scuola non è un’industria, non è un Ente locale o pubblico, non è un ufficio dove si produce carta, la scuola non è burocrazia, la scuola non è solo statistica, la scuola non è fatturato, la scuola non è business dove si vendono prodotti. La scuola produce cultura ed è, per questo, un’agenzia formativa, dove ogni giorno si instaurano rapporti di varia natura tra gli insegnanti e gli alunni: rapporti labili e stabili, complessi e imprescindibili, spesso conflittuali e a volte incentrati sulla risoluzione contingente dei problemi. Tutto il resto è solo ‘fumo negli occhi‘.

La meritocrazia: una ricetta insipida e troppo scotta

Eppure la politica si è presa la briga di tracciare le linee guida sulla ‘meritocrazia‘ per mettere in difficoltà molte figure professionali che sono presenti nelle scuole, primi tra tutti i Dirigenti Scolastici. I Comitati di Valutazione sul merito hanno lavorato in questi mesi su questo tema, senza per questo riuscire a trovare la giusta dose degli ingredienti. Hanno tentato di fissare alcuni ‘paletti’, prendendo in considerazione diversi aspetti e alcune dinamiche che esistono da tempo nelle scuole ma è facile constatare, ancora una volta, che la ‘pietanza’ ancora o è troppo salata o è troppo insipida. Si potrà mai fissare in maniera obiettiva e precisa la giusta dose di ingredienti per una buona ricetta? Secondo molti, purtroppo, la stessa rimarrà per sempre poco apprezzata e gustata. Intanto, giunge voce da molte scuole italiane che molti insegnanti rinunceranno al bonus sul merito perché ritenuto iniquo, visto che i criteri interesseranno solo pochi fortunati colleghi e soprattutto perché tali criteri sono stati enunciati troppo in ritardo, quando cioè l’anno scolastico si è concluso ed i buoi sono già scappati.

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