Il bonus per la valorizzazione del merito regalato alla scuola

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Il bonus premiale finisce agli studenti

Il “bonus per la valorizzazione del merito” ha diviso profondamente gli insegnanti. La misura voluta dal governo Renzi per incentivare i prof. a dare il meglio di sé ha ottenuto diversi effetti collaterali. Moltissimi di loro hanno avuto modo di dire che le risorse avrebbero dovuto essere state assegnate agli stipendi dei supplenti, ad esempio. In tutti i modi, diversi sono stati gli episodi nella penisola di impiegare le risorse destinate ai “migliori”. Il quotidiano La Stampa descrive la nuova iniziativa di alcuni docenti della media Bobbio di Torino.

Soldi alla scuola

I professori di questa scuola media della periferia torinese si sono riuniti in sede di collegio docenti. Da qui si è formato il comitato di valutazione che ha deliberato all’unanimità di destinare i fondi del bonus direttamente alla scuola. Forti di una intesa nata da anni di esperienza sui banchi, si sono detti che duecentocinquantanove euro lordi non cambiano la vita. In questo modo i ragazzi avranno nuove lampade e potranno comprarsi dei libri. Il loro auspicio è che adesso anche altri colleghi si possano unire a questa nobile iniziativa.

Le motivazioni alla base della decisione

Non abbiamo bisogno di incentivi rispetto a un lavoro che amiamo: abbiamo bisogno di una riforma strutturale che ci doti di tutto quel materiale necessario e di cui siamo sempre più privi. Appena conosceremo il numero esatto degli aderenti stabiliremo come affidare il denaro alla segreteria. Desideriamo che chi ha fatto questa scelta possa anche decidere come impiegare il bonus. Queste in sintesi le motivazioni spiegate dai professori della scuola media Bobbio.

Unitarietà della categoria

Da sempre la strategia della collaborazione produce risultati migliori rispetto alle politiche individualiste. Di questo ne sono talmente convinti i docenti protagonisti di questa bella storia di coesione e solidarietà. Alla base c’è l’idea che il super-insegnante da solo non va da nessuna parte, che questo possa funzionare soltanto al cinema. E c’è ancora qualcuno che li chiama “contrastivi”.

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