Se vuoi l’Alternanza scuola-lavoro te la paghi da te

0
113
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page

L’alternanza scuola-lavoro, da quando è stato introdotto l’obbligo per gli studenti della scuola secondaria, ha prodotto risultati diversi tra loro a seconda delle aree geografiche. Un articolo pubblicato dall’Espresso ha dato risalto alle storie di tanti ragazzi che hanno raccontato le loro esperienze. A qualcuno è andata bene, nonostante le spese di viaggio e di soggiorno fossero a suo carico, perché ha imparato a creare nano tubi di carbonio e a rilevare raggi cosmici. A qualcun altro è andata decisamente peggio perché oltre a rivelarsi una esperienza completamente inutile dal punto di vista formativo, questa si è tradotta solamente in una spesa per vitto e alloggio.

Vitto e alloggio a carico dello studente

In generale sono stati gli studenti delle scuole del sud a pagare dazio ad una alternanza scuola-lavoro che è parsa improvvisata. E quando non erano storie conclamate di sfruttamento a balzare alla ribalta della cronaca, erano solo esperienze inutili e spreco di denaro proprio. Emblematico il caso di Oriana, racconta l’Espresso, finita a fare le fotocopie negli uffici comunali di Campobasso. E per tre inutilissime ore di lezione in Banca d’Italia ha dovuto spendere 100 euro di soggiorno senza apprendere nulla.

Sfruttamento del lavoro minorile

Come passare tre giorni dove l’unica esperienza era la pulizia dei bagni: lo racconta uno studente del Mazzini di Vittoria, nel ragusano. I ragazzi hanno trascorso questo tempo nell’aula magna dell’università di Ragusa a sentire cosa diceva il referente di una associazione che si occupa di promuovere un un progetto di valorizzazione dei beni artistici. Non solo ha fatto pubblicità alla sua associazione, senza trasmettere nient’altro che avesse valore. Senza dare troppe spiegazioni ha chiesto se tra i ragazzi ci fossero volontari per un lavoro. La sensazione lasciata loro era che cercasse esclusivamente manodopera gratuita. Per non parlare poi dell’esperienza della studentessa di un istituto alberghiero di Bari. Anziché stare in cucina come previsto dal progetto, la ragazza ha dovuto lavare bagni e pavimenti. Non solo; è stata anche rimproverata dal dirigente scolastico che le ha intimato di non rivelare il nome del ristorante e della scuola. Adesso teme che non la facciano lavorare al termine degli studi.

FONTE : L’ESPRESSO

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page