Riconoscimento punteggio scuola paritaria: Tribunale di Siena accoglie un ricorso

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Tribunale di Siena accoglie ricorso

Aver prestato il servizio nella scuola paritaria non può pregiudicare l’attribuzione del giusto punteggio al docente. Si è espresso in questo senso anche il Tribunale di Siena il quale, con ordinanza collegiale n.1841/2017, ha accolto un ricorso di una docente trasferita al nord. In redazione è giunto un comunicato stampa al riguardo che pubblichiamo di seguito.

Tribunale di Siena ordinanza collegiale n.1841/2017

Poker di vittorie per lo studio legale BFI, dopo i provvedimenti di luglio dei tribunali di Napoli, Napoli nord e Padova anche Il tribunale di Siena, con una puntuale e dettagliata ordinanza, ha accolto il reclamo di una docente di Nocera Inferiore, alla quale le era stata preclusa la possibilità da parte del Miur di inserire il punteggio accumulato nella scuola paritaria.

Il presidente del collegio, dott.ssa Ciofetti, ha così motivato il provvedimento: “In conclusione, non possono residuare dubbi circa l’illegittimità, con riguardo alle molteplici disposizioni normative sopra richiamate in materia di parità scolastica, della contestata disposizione del CCNI per la mobilità del personale docente a.s. 2016/2017 che esclude qualsiasi attribuzione di punteggio, in sede di mobilità, per il servizio d’insegnamento svolto negli istituti paritari. Peraltro, diversamente opinando, si perverrebbe ad un’interpretazione della vigente normativa senz’altro contraria ai principi di uguaglianza e d’imparzialità della Pubblica Amministrazione (artt. 3 e 97 Cost.), non essendovi ragione per discriminare sia in sede di mobilità, sia ai fini della ricostruzione della carriera, tra servizi aventi, per legge, la medesima dignità e le medesime caratteristiche.”

A seguito di tale ordinanza la docente è stata trasferita in provincia di Salerno. Grande soddisfazione dei legali dello studio legale BFI (Buonamano-Fusco-Izzo): ” questo provvedimento certifica l’illegittimità del CCNI e consente alla docente di tornare nella propria provincia mantenendo quell’unità del nucleo familiare, diritto costituzionalmente garantito”.

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