L’eredità che lascia il PD sulla scuola

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Il PD fa il punto della situazione su quanto fatto per la scuola nei suoi anni di governo. Tutti gli interventi effettuati sono stati riportati sul loro sito, dagl investimenti fatti fino all’emanazione dei bandi di concorso per l’eliminazione del precariato. Ecco quanto e come investito nel sistema scolastico italiano:

  • 3 miliardi di euro per 160 mila assunzioni nell’arco del triennio 2015-18;

  • 1,3 miliardi di euro fino al 2026, stanziati nella legge di bilancio 2017, per la stabilizzazione del personale precario;

  • 40 milioni l’anno dal 2016 per l’aggiornamento degli insegnanti;

  • “carta del docente” – 500 euro l’anno, a disposizione di ciascun insegnante, per la formazione e l’aggiornamento del personale docente;

  • Fondo di 200 milioni di euro l’anno per la valorizzazione del merito degli insegnanti.

Oltre agli investimenti, i deputati del PD ricordano la riforma del sistema di formazione iniziale e reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria che dovrebbe porre fine ai lunghi anni di precariato seguiti da costose abilitazioni e concorso.

Docenti beffati due volte

L’esigenza di una piena e corretta informazione non può prescindere dalle conseguenze prodotte dalle politiche miopi del PD. Sulla scia della sentenza della Corte Europea il governo ha preteso di bandire un concorso, del quale non ce n’era bisogno dato che le Gae erano strapiene di precari storici, senza prima esperire un reale censimento delle cattedre disponibili e vacanti dopo le procedure della mobilità. Ancora oggi molti docenti presenti nelle GM del 2016 rimangono in attesa di conoscere il proprio destino ad un anno dalla scadenza della validità delle graduatorie stesse. Non c’erano posti a sufficienza per poter avere un immissione in ruolo già da quest’anno. Inoltre, la contemporanea presenza degli stessi docenti anche nelle graduatorie ad esaurimento con riserva, dalle quali sono stati chiamati per la stipula di un contratto a tempo indeterminato, li ha posti di fronte ad un bivio: Lasciare l’incarico per accettarne uno da graduatorie di merito oppure restare sul posto e attendere la definizione del merito dei propri ricorsi. Ad oggi solo l’USR Emilia e Romagna ha posto riparo a questa situazione grazie ad un accordo con i sindacati. I vincitori di concorso sono stati beffati doppiamente perché si sapeva già, speicalmente dopo l’esito dei ricorsi contro l’algoritmo, che questi posti sarebbero stati loro sottratti. Questo è quanto dichiara Marcello Pacifico, presidente Nazionale Anief e segretario confederale Cisal, al portale Scolastico Orizzonte Scuola. Né si può contare su una proroga della validità di tali graduatorie al termine del triennio di vigenza. Per non parlare della delega sul sostegno che ha letteralmente rivoluzionato il settore e messo in ambasce famiglie ed insegnanti specializzati. Questo argomento richiederebbe una trattazione a parte perché è troppo lungo da spiegare in questa sede.

Bastava dichiarare la seconda fascia ad esaurimento

Quanto al piano transitorio per gli abilitati non possiamo fare a meno di notare come siano totalmente assenti diplomati magistrali e laureati in scienze della formazione primaria che continuano colpevolmente e beffardamente ad essere ignorati testardamente dal governo. Non c’è nessuna disposizione per un inserimento in ruolo per queste categorie di docenti ai quali non resta che attendere l’esito della prossima plenaria, con la speranza che sia positivo e che possa confermare nel merito il loro inserimento in GaE e conseguentemente il ruolo che molti di loro hanno già preso in diverse province. La vera eredità lasciata dal PD è maggiormente assimilabile ad uno scenario post Chernobyl che ad un effettivo svuotamento delle graduatorie di precari storici ai quali, come sentenziato dalla Corte europea di Strasburgo, spetta la stabilizzazione definitiva.

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