Scuola, stipendi docenti: ecco perché il nuovo contratto non risolverà il problema

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Scuola, stipendi docenti: ecco perché il nuovo contratto non risolverà il problema

Il tema relativo al rinnovo del contratto scuola è costantemente al centro della discussione anche in questi giorni ferragostani: è di queste ore la notizia dell’avvio di una petizione pubblica attraverso la quale un gruppo di docenti chiede l’equiparazione del trattamento economico tra gli insegnanti italiani e quelli europei.

Scuola, stipendi docenti: petizione per equipararli ai colleghi europei

Come sottolinea anche il sindacato Anief all’interno di una nota pubblicata sul sito, le ragioni dell’iniziativa, indicate nella petizione, sono sacrosante: ‘E’ impensabile stare in Europa e assistere ad una sperequazione di trattamento economico tra docenti di nazionalità europee differenti. I nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l’incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l’accesso all’insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall’OMS nel proprio posto di lavoro”.

Rapporto annuale stipendi insegnanti: ‘Solo in Italia e a Cipro restano congelati gli stipendi’

Anief si trova pienamente d’accordo con la petizione. Secondo l’ultimo rapporto annuale dedicato agli stipendi degli insegnanti e dei capi di istituto dei 40 Paesi europei analizzati emerge che “negli ultimi sette anni gli stipendi degli insegnanti continuano a registrare un aumento o una stabilità nella maggioranza dei Paesi europei”.
“Solo in Italia e a Cipro continuano a rimanere congelati gli stipendi dei dipendenti pubblici (compresi quelli degli insegnanti). Il governo italiano, infatti, per ridurre il deficit pubblico, ha congelato gli stipendi nel 2010, inizialmente fino al 2013, ma la misura è stata estesa da allora ogni anno”. Inoltre, “la differenza tra gli stipendi contrattuali minimi e massimi e il numero di anni di servizio necessari per raggiungere il massimo dello stipendio variano in maniera significativa da Stato a Stato. Se i docenti di alcuni Stati percepiscono lo stipendio contrattuale massimo relativamente presto nella loro carriera, in molti Paesi possono occorrere più di 30 anni: Spagna (39 anni), Croazia (35 anni), Italia (35 anni), Repubblica ceca e Slovacchia (32 anni).
Per quanto riguarda le indennità percepite in aggiunta allo stipendio di base – si legge nella nota Anief – dal rapporto emerge che la maggioranza dei Paesi europei le assegna principalmente in ragione delle responsabilità aggiuntive e del lavoro extra richiesto ai docenti. Tuttavia, in 16 sistemi educativi, gli insegnanti possono essere premiati con remunerazioni aggiuntive anche per la qualità del loro lavoro, in seguito a un giudizio positivo sulle loro performance o sulla base dei risultati dei loro studenti”. In Italia, ricordiamo, il Fondo d’Istituto è stato tagliato pesantemente, per poi risalire ma attestandosi comunque oggi non oltre la metà rispetto a quello del 2011. E anche il bonus annuale del merito, introdotto con la Legge 107/2015, prevede l’assegnazione media di alcune centinaia di euro lorde a solo un docente su tre.

Anief: ‘Sindacati rappresentativi non devono firmare quell’accordo’

In riferimento all’intesa raggiunta tra Governo e sindacati per il rinnovo del contratto dei dipendenti statali, il Presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, spiega: “Le organizzazioni sindacali rappresentative, firmatarie del contratto di categoria, non devono sottoscrivere quell’accordo. Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l’inflazione all’aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Ma ciò non è avvenuto. Addirittura per il Mef, come per il Governo, quell’indennità, da corrispondere per legge, dovrebbe rimanere congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, al netto di 105 euro in media mensili che potrebbe percepire proprio se si sbloccasse l’indennità di vacanza contrattuale, senza firma del contratto vita natural durante. Che fanno almeno 210 euro di aumento rispetto a quelli proposti dal Governo e ancora da finanziare in larga parte. “Detto questo – continua Pacifico – è arrivato il momento di chiedere espressamente il parere dei lavoratori, organizzando un referendum dopo una chiara campagna informativa. Quando diventerà rappresentativa, il prossimo anno grazie alla vicina campagna Rsu del 2018, Anief s’impegnerà su ogni tema d’interesse dei lavoratori a indire assemblee sindacali in ogni provincia per acquisirne il parere. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori: a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice”.