Unicobas fa sapere a docenti e personale ATA della scuola che possono presentare ben 11 tipi di ricorsi diversi contro la legge 107/2015 sulla riforma scolastica. Undici motivi per difendersi dai soprusi di una legge ingiusta. Quali sono? E chi riguardano?

I ricorsi possibili contro la legge 107

  • Precari di scuola dell’Infanzia: ricorso per disparità di trattamento nelle mancate assunzioni.
  • Docenti di fase A e 0: disparità di trattamento nella mobilità;
  • Docenti fasi B e C: demansionamento;
  • Docenti fase C: nessun ruolo chiaro e rischio mobbing;
  • Soprannumerari storici: non potranno più rientrare sulla sede di titolarità;
  • Perdenti posto: assegnati agli albi territoriali;
  • Precari e ATA con 36 mesi di supplenze: mancata assunzione solo perché non erano nelle GAE.
  • Docenti storici: non possono più ottenere una titolarità su sede, neppure se volessero cambiare provincia.

Il commento Unicobas

La Tecnica della Scuola riporta il commento in proposito di Stefano D’Errico, segretario Unicobas: “Adesso la battaglia legale contro l’applicazione della legge 107 entra nel vivo; la legge è palesemente anticostituzionale, assolutamente in contraddizione con le normative relative allo stato giuridico dei docenti e crea una serie infinita di disparità di trattamento. Questa serie di ricorsi che noi stiamo proponendo scopre solo la punta dell’iceberg di un contenzioso senza fine, al quale, nel silenzio generale delle altre OOSS, aggiungiamo una specifica nuova ‘casistica’ ogni giorno che passa. Con questi ricorsi, contiamo di far rinviare alla Corte Costituzionale questa legge inemendabile. Continueremo quindi a fare la nostra parte anche sul piano giudiziario, con la stessa determinazione che ci ha portato, solo quest’anno, ad ottenere quattro importanti ed innovative sentenze. Ne ricordiamo una per tutte e cioè quella con cui il Giudice del Lavoro ha riconosciuto il diritto del personale scolastico assunto a tempo determinato ai miglioramenti economici, i cosiddetti gradoni, riconoscendo a ciascun ricorrente la liquidazione di 10.730 euro”.

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