Asili nido
Asili nido

Asili nido in mano ai privati per fronteggiare la scarsità di risorse finanziarie. Questa la ricetta in mano a Tronca per Roma. Forse che i 23 mila docenti della I fascia Gae saranno sdoganati verso quegli enti privati che hanno ispirato la 107? La ricetta governativa per uscire dalle secche della crisi è molto semplice: trasferire il debito pubblico dallo Stato agli Enti regionali. Per proprietà transitiva, da questi sulle spalle dei cittadini già pesantemente vessati. Se i romani vorranno iscrivere i propri figli agli asili nido dovranno mettere mano al portafogli. Geniale, non c’è che dire. Un piano che potrebbe spiegare lo strano aumento dei finanziamenti alle scuole paritarie.

Trasferimento del debito

Quanto accaduto a Roma ahimè, ricalca una tristissima china già in atto sul resto d’Italia. Vedasi caso Il Palloncino Rosso di Monsummano Terme (PT) in Toscana dove si pensa di appaltare i servizi esterni ai privati. E quando inizia una moda si sa che esiste il rischio che venga viralizzata. Detto fatto, a Roma il nuovo commissario Tronca, stante la limitatezza delle risorse messe a bilancio dal Comune capitolino, pensa di affidare la gestione ai privati. Servono almeno 6,5 milioni di euro solo per coprire le spese annue di gestione. Visto che i soldi non ci sono, considerando che anche per le materne si piange miseria (ne servono il doppio), si apre ai privati.

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Conseguenze occupazionali gravi

I sindacati sono subito insorti contro questa de-statalizzazione che arrecherebbe gravissime conseguenze sul piano occupazionale. Sarà anche per questo che il progetto 0-6 della scuola dell’infanzia stenta a decollare; probabilmente la decisione è ispirata proprio dalle difficoltà economiche che inducono a emanare leggi di stabilità liberticide. Va detto immediatamente che sul progetto il consenso non è affatto unanime, né all’interno delle opposizioni, né tanto meno dentro il disastrato Partito Democratico.

Voci fuori dal coro

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A Roma Today si esprime così l’ex capogruppo del Pd capitolino, Fabrizio Panecaldo, in una nota:
A Roma esiste già un sistema integrato pubblico-privato di gestione dei servizi educativi che esprime livelli di servizio di grande qualità che non aiuta i cittadini a capire, ma anzi li preoccupa: non si distinguono scuole materne da asili nido comunali, asili nido privati convenzionati e/o in concessione. La confusione non aiuta. Utile è invece, vista la complessità del settore e la delicatezza delle persone a cui il servizio si rivolge, un confronto immediato con il subcommissario delegato in materia”.
Meno male che il 2016 doveva essere l’anno della svolta per le Gae infanzia.