Azione Scuola è una giovane associazione di tutela dei docenti che si affaccia nel mondo dell’Istruzione seguendo il solco della Costituzione inusitatamente bypassata dalla 107. La strada scelta per riformare il settore dell’istruzione e della formazione degli insegnanti segue quella indicata dall’ex giudice Fernando Imposimato. Oltre alla tutela legale è necessaria una fase di concertazione con le parti in causa che dia risposta agli annosi problemi dei precari e del personale di ruolo. Il Consiglio direttivo auspica pertanto l’avvio di una fase transitoria che consenta lo svolgimento di un piano pluriennale di assunzioni.
Presente al sit in del 12 davanti al Miur
Anche Azione Scuola aderisce allo sciopero indetto dal Saese presenziando al sit in del 12 gennaio davanti al Miur per rimarcare le gravi discriminazioni condotte in danno dei precari delle Graduatorie di Istituto, tanto della seconda quanto della terza fascia. Fermo restando che i diritti di chi si trova già nelle Gae abbiano la precedenza , appare sensato affermare che il turn over dei prossimi 5 anni potrebbe essere garantito mediante il riconoscimento del valore concorsuale delle abilitazioni conseguite e del servizio svolto, convinti altresì che per chi non ha servizio sia comunque possibile una configurazione di stabilità che preveda un adeguato corso formativo i cui costi vanno contenuti entro cifre accettabili. In un periodo così precario non si può chiedere a chi svolge supplenze, nemmeno pagate puntualmente, di spendere 3000 euro per un Tfa del quale peraltro ce ne auguriamo un sollecito avvio. Oltre a tutto, un avvio di un piano pluriennale che consenta gradualmente di assorbire il precariato avrebbe notevoli effetti sul risparmio di spesa pubblica in quanto la strada del contenzioso verrebbe a cessare non esistendone più la necessità.
I dimenticati dalla Riforma
Se prendiamo in esame la situazione dei ‘tieffini’ senza servizio, degli educatori tecnici e di laboratorio, degli educatori musicali e dei laureati in Scienza della Formazione Primaria, non possiamo fare a meno di dolerci del trattamento loro riservato. Ai primi sono state tagliate le ore e la sentenza che ordina al Miur di ripristinarle è rimasta inattuata. Ancora più grave la situazione degli educatori dell’infanzia cui la legge 53/2003 riconosce il valore concorsuale ma che la legge 107 confina in un limbo ignoto quale quello del famigerato progetto 0/6 di cui non si ha ancora nessuna traccia. Infine gli abilitati con Tfa che, specialmente al sud, non riescono a svolgere nessuna supplenza ma che per finanziare le università con corsi specifici sono buoni ma ritenuti non meritevoli di essere inseriti nelle Gae in attesa di una chiamata per scorrimento. Fare una stima di questo contingente è impresa ardua ma siamo convinti che la scuola italiana non possa e non debba fare a meno di loro e delle loro competenze.