La questione dei docenti precari esclusi dal piano di stabilizzazione ha indotto il M5S ad organizzare un evento che si è svolto lo scorso 4 dicembre a Roma che ha riunito tutte le sigle dei docenti precari della II fascia delle Graduatorie di Istituto. Da più parti sono emerse criticità sulla attuale riforma scolastica che non consentono di assorbire realmente il precariato storico. La battaglia di Silvia Chimienti per i docenti precari passa per la creazione di un Coordinamento dei precari della II fascia, cercando di individuare delle forme alternative che prevedano l’avvio di un piano pluriennale di assunzioni. Al riguardo ospitiamo su questa nostra testata le riflessioni del Prof. Riziero Agostinelli del Movimento Nazionale Insegnanti Precari.
L’intervista
Prof. Agostinelli, in rete si riscontrano molto spesso interventi di docenti che richiamano l’attenzione sulla necessità di uscire dalla logica dei gruppi Facebook. Ci può dire al riguardo quali sono le istanze maggiormente presentate dai colleghi?
Facebook è uno strumento importante di comunicazione e divulgazione delle notizie, ma la lotta politica non deve essere solo virtuale. Gli insegnanti, nonché cittadini, devono oggettivamente manifestare le loro idee e far notare la presenza fisica anche davanti ai palazzi della politica. Non dimentichiamoci che dietro i gruppi Facebook ci sono essere umani e non robot, quindi l’uomo deve essere ben visibile davanti alla politica sennò le piazze rimangono vuote e chi governa gongola e demagogicamente dichiara che i cittadini stanno bene e non si ribellano. Quindi dobbiamo usare tutti gli strumenti democratici per manifestare, da Facebook a Twitter e altro, dai convegni o dibattiti pubblici alle interviste alla stampa fino alla piazza. Non dobbiamo farci demoralizzare dall’ottusità di una certa politica antisociale, anzi dobbiamo coinvolgere la società per poter ribaltare la mala politica (PD, Forza Italia e company), vince chi insiste senza abbassare le “armi” democratiche.
A suo giudizio, quanto può corrispondere a verità il fatto che per chi non supera il concorso 2016, del quale ne sono attesi i bandi a breve, possano essere profondamente ridotte le possibilità di ottenere degli incarichi di supplenza?
In primis dico NO al concorso, non accetterò mai questo concorso truffa e ingiusto. Inoltre il concorso è fuori legge perché non è stato bandito entro e non oltre l’1 dicembre 2015 come da legge nella “Buona Scuola” (Bona Sola), infatti il Movimento 5 Stelle ha presentato una interrogazione in merito al ministro del Miur.
Il problema, dopo il concorso truffa, è reale, la possibilità si riduce di molto. Con il Movimento 5 Stelle si sta lavorando per trovare una soluzione per tutelare tutti gli insegnanti post concorso, però non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo un Governo e una “maggioranza parlamentare” di cultura liberista, pro banche, anticostituzionale, illegittimo e inumano.
Tfa senza servizio e III fascia
Cosa si può proporre per tutta quella parte di docenti abilitati con Tfa e senza servizio che, in virtù del punteggio, temono di vedersi sopravanzati dagli altri colleghi?
Ritengo che la mala politica (PD e Forza Italia) abbia creato una oggettiva discriminazione sociale e professionale. Il problema non è la differenza tra Pas, e Tfa, in quanto è la stessa abilitazione sul piano giuridico; hanno solo cambiato nome. Ripeto, l’abilitazione è unica; non esiste l’abilitazione di serie A e di Serie B, quindi la differenza non esiste. Naturalmente non si può non tener conte di un dato oggettivo, cioè il servizio prestato. Il servizio ha valore formativo sul lavoro, quindi deve avere un valore di alta professionalità.
Non dobbiamo dimenticare chi ha creato tutto questa discriminazione e questo caos normativo, cioè la cattiva gestione politica, fondata anche sulla incapacità culturale.
Il Movimento 5 Stelle presentò una proposta di legge per l’assunzione di tutti gli insegnanti precari (Gae, Pas, Tfa e III Fascia con 36 mesi di servizio), assunzioni che venivano assorbite in 5 anni, dal 2015 al 2020. In questi 5 anni è previsto il 40% di pensionamenti della scuola (oltre 300.000 insegnanti), quindi i conti tornano per stabilizzare tutti. Inoltre il M5S ha presentato molti emendamenti, tra cui: la riduzione del numero degli alunni per classe (21 alunni) cioè l’abbattimento delle classi pollaio e quindi un incremento del numero delle cattedre, il ripristino delle 1200 ore di lezione delle materie tecniche-scientifiche e di laboratorio, tagliate dalla legge Gelmini (governo Berlusconi) e altro. Però il PD ha bocciato gli emendamenti del M5S.
Passando ai colleghi della III fascia delle GI, quanto è insensato includerli in un piano pluriennale nel quale riconoscere il valore del servizio prestato oltre i 36 mesi e quanto una formazione di prova di un anno, analoga a quella prevista per gli assunti della Fase B, li potrebbe rendere idonei?
Sono del parere che il mestiere s’impara svolgendo la propria mansione. Esistono due mondi, quello teorico e quello pratico. Dopo 36 mesi di servizio prestato “sul campo” di lavoro si sono acquisite delle competenze didattiche, logistiche e comportamentali, sia tra i colleghi, sia con gli alunni, sia con la pubblica amministrazione, sia con i genitori dei discenti, quindi la prova non ha senso per chi è già da 3 anni che insegna nella pubblica amministrazione, cioè sono 3 anni che sono idonei a svolgere la mansione di insegnante, mansione riconosciuta dal Miur tramite il contratto nazionale di lavoro. Nel contratto c’è scritto il tipo di mansione, cioè insegnante, Prof. Tizio, Prof. Caio, quindi carta canta.
E’ fondamentale, per chi ha maturato 36 mesi di servizio, attivare ogni 2 o 3 anni corsi di formazione di aggiornamento, economicamente a carico dell’Ente.
Invece per coloro che vogliono diventare insegnanti, è utile dar vita, nel percorso degli studi universitari, ad una formazione teorico-pratica di almeno 1 anno che certifichi la formazione all’insegnamento.