Il mondo della scuola assisterà prima o poi alla rivolta dei poveri DS? A dirla tutta, sono proprio loro l’ago della bilancia di questa stralunata riforma della scuola. Ma un arduo compito li aspetta: la fatidica “chiamata diretta”.
Fra poco i Manager Scolastici, dovremmo chiamarli in questo modo, dovranno sobbarcarsi anche la ‘pericolosa’ e tanto temuta ‘chiamata diretta’, atto finale ma non certo conclusivo della Legge 107/2015. Insomma, ai tanti problemi di natura burocratica, ci mancava proprio la ciliegina sulla torta.

Diritti acquisiti aboliti. L’esperienza e l’anzianità nella spazzatura.

Un solo slogan sembra segnare la nuova riforma scolastica: “ABOLIRE DEFINITIVAMENTE I DIRITTI ACQUISITI” di tutti gli insegnanti, nessuno escluso. Una dura verità che il mondo della scuola di RUOLO ha accettato tacitamente, senza riflettere sul futuro incerto che attende migliaia di docenti, anche quelli già stabilizzati da tempo. Si, perché il problema è anche loro. Pensiamo, per un attimo, ai docenti cosiddettiperdenti posto’. Sappiamo infatti, anche dai prospetti statistici sviluppati e stilati in occasione delle recenti Riunioni Collegiali delle scuole per l’approvazione del PTOF, che i dati parlano di contrazione, fenomeno dovuto principalmente al calo demografico studentesco. Si perderanno, insomma, nell’arco del prossimo triennio, una o due classi per istituto. Tale aspetto riguarderà, volenti o nolenti, la diminuzione delle cattedre in quasi tutte le scuole italiane e di conseguenza molti insegnanti dovranno richiedere una nuova collocazione in servizio. Dall’a.s. 2016/2017 non sarà possibile richiedere il transito da una scuola all’altra in maniera diretta, così come succedeva fino ad oggi. Il problema sarà, ancora una volta, a carico dei Dirigenti Scolastici con la ‘disamina’ dei curricula dei poveri docenti caduti in disgrazia.
La chiamata diretta, solo un problema in più per gli studenti. In tutta questa confusione normativa gli alunni saranno i più danneggiati. La nuova riforma della scuola, infatti, avrebbe dovuto tenere conto dei bisogni degli studenti e invece, si constata sempre di più che ha dato spazio solo alle esigenze statistiche e alle risorse umane da parte del Ministero. Per gli alunni, invece, si è pensato bene ad informatizzare la scuola a suon di progetti (Classi 2.0, Wi-Lan, ecc.).

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Insegnante di sostegno? No. Va bene lo stesso.

Infine, uno sguardo critico e polemico circa le recenti convocazioni di docenti curricolari chiamati a svolgere il ruolo di insegnanti di sostegno. Un’amara considerazione: sembrerebbe una bella notizia ma ha tutta l’aria di essere una vera e propria chiamata dall’ufficio di collocamento scolastico. Come si può pensare di svolgere un delicatissimo incarico del genere senza possedere un titolo specializzante? Come è possibile assegnare un compito gravoso e pieno di responsabilità ad un formatore, disconoscendo un argomento talmente variegato e soggetto a puntuali competenze? Ironia della sorte: gli insegnanti abilitati su posti di sostegno e attualmente specializzati si troveranno costretti il prossimo anno, loro malgrado, a doversi trasferire in un’altra Regione d’Italia, solo ed esclusivamente per coprire i posti vacanti del Nord e mettere a tacere le polemiche politiche sorte in questi mesi da parte delle opposizioni e dei sindacati.

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