Matteo Renzi, con il suo linguaggio social, si rivolge direttamente ai futuri diciottenni. Sa benissimo che gli insegnanti non lo voteranno più. Anzi…. tutti gli insegnanti lo hanno definitivamente ‘bannato’.

I neologismi: che fine ha fatto la lingua italiana?

In questo articolo vorremmo tentare di formulare una lucida riflessione sulla propensione verso l’uso smisurato dei neologismi, tanto cara al nostro Premier e ai nostri politici. Oggi molti di questi tentano di uniformarsi ai loro colleghi europei, senza peraltro riuscirci. Ci chiediamo: ‘non si corre il rischio di dismettere la nostra lingua e la nostra cultura italiana, soprattutto nel linguaggio comune e specialmente a scuola?’ In effetti, di questo passo, la nostra lingua lascerà il posto all’inglese o ai nuovi termini linguistici, così come è avvenuto, in questi anni, per la lingua latina e il suo studio. Non sono serviti a nulla duemila anni di storia. L’inglese e i nuovi termini stanno soppiantando la nostra bella lingua, culla di tutte le civiltà nella storia millenaria del Mediterraneo.
L’italianità, insomma, sembra proprio sorpassata. Non lo direbbe, viceversa, un bravo insegnante di lettere o di latino. L’eccesso di inglese scorrazza soprattutto nel linguaggio di tutti i giorni. I giovani detengono il primato del suo utilizzo. I meno giovani, invece, sono riusciti ad imparare, nell’arco di un solo ventennio, una piccola parolina formata da due lettere: OK! Dopo di che, impararne di nuove, diventa proprio un’impresa.

Un po’ di umiltà non guasta mai. L’arroganza è inaccettabile.

E’ scandaloso, poi, che il primo a volere questo sconvolgimento linguistico a scuola sia proprio il Premier Matteo Renzi, colui il quale avrebbe dovuto avere il compito morale oltre che istituzionale di ‘tutelare’ la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra tradizione. Con il suo atteggiamento ‘trend’ del quarantenne ‘spocchioso’, tenta ogni giorno, maldestramente, di ‘approdare’ sul vocabolario neolinguista degli adolescenti. L’eccesso dell’uso di parole straniere proviene quotidianamente dai suoi accorati discorsi, stracolmi di terminologie anglosassoni, come per esempio l’ultima parola, estirpata, grossolanamente, dal linguaggio dei social: ‘taggare’. Ebbene, ha utilizzato un termine noto e usato in questi mesi da molti insegnanti, i quali hanno, da tempo, messo in atto sui social una vera e propria ‘censura’ sulla sua contestabile politica scolastica.
C.S. Insegnante di Italiano – Scuola Secondaria di Primo Grado