Oramai è chiaro: il NO alla riforma costituzionale è in ascesa. Ma la RAI, pur sapendolo, non trasmette i risultati. Lo sostiene Augusto Minzolini in un lunghissimo pezzo sul Giornale.
Ma vediamo brevemente i risultati del sondaggio – A novembre, dallo studio in questione emerge che il 40% degli italiani non sapeva nulla della riforma del Senato, mentre tra quelli che ne erano al corrente il 31% avrebbe votato sì, il 21% avrebbe votato no, mentre l’8% non era intenzionato in ogni caso ad andare a votare. Nei sondaggi di gennaio, con un campione raccolto la scorsa settimana, la situazione è notevolmente cambiata, capovolgendosi: il numero degli elettori completamente all’oscuro del tema è sceso al 30%, gli irremovibili del «non voto» sono rimasti quelli che erano e, con grande scorno del premier, i no si sono ritrovati ad avere 10 punti di vantaggio rispetto ai sì. Questi i dati reali.

I sondaggi sono negativi per Renzi? No problem… in primavera, si gioca i suoi assi nella manica

Così come stanno le cose il sondaggio va nettamente contro le intenzioni di Renzi. Lo stesso ha tentato di anticipare il referendum – da ottobre a giugno – per farlo coincidere con le amministrative. A sostenere questo è la stessa capogruppo di Sel in Senato, Loredana De Pretis, la quale ha dichiarato: «Ci ha provato e ci riproverà, dipende tutto da Mattarella». Ma siccome il premier ha tanti assi nella manica, punta molto sui famosi “BONUS” di primavera: la card da 500 euro per la cultura dei diciottenni e l’abolizione totale della prima rata dell’Imu a giugno. Insomma, la primavera renziana lo risusciterà.
Dalla puntuale analisi di Minzolini si legge: “Rimane il fatto che la scelta del premier di giocarsi l’intera posta sulla vittoria nel referendum appare, più che una mossa azzardata, quasi un peccato di arroganza. Simile a quello che commise Massimo D’Alema nella primavera del 2000, quando puntò tutto sulla vittoria nelle elezioni regionali, che si conclusero invece con una ‘caporetto’ per il centrosinistra e con la sua cacciata da Palazzo Chigi: i due si odiano, ma in fondo si somigliano”.
In tutta questa storia, quello che rammarica davvero è, ancora una volta, la mancanza di trasparenza nell’informazione da parte della televisione di Stato. In fondo, noi contribuenti paghiamo il canone anche per essere informati sui fatti reali e non per coprire le spalle a questo o a quel politico, specie se quest’ultimo è il rappresentante di tutti gli italiani.