Menefi (AG) 25/01/2015 – L’ennesima notizia riguardante le Scuole Paritarie che, approfittando dei contributi statali e delle rette degli ignari studenti, non pagano i propri dipendenti, cioè i poveri insegnanti, costringendoli a firmare le loro inesistenti buste paga. Questa realtà è nota a molti lavoratori che per anni hanno vissuto, sulle proprie spalle, una situazione incresciosa ma quanto mai reale.
I fatti e le circostanze – Direttamente dall’estremo sud della Sicilia giunge la notizia circa la conclusione delle indagini, iniziate dalla Procura di Sciacca, riguardante tre amministratori della società “Athena srl“, Ente gestore dell’Istituto Scolastico Paritario Liceo delle Scienze sociali “Maria Adelaide Rotolo” di Menfi, in provincia di Agrigento. La Procura ha ipotizzato per i tre indagati il reato grave di estorsione.
Secondo quanto si apprende dagli organi di stampa, tra gli indagati risulta il deputato dell’UDC alla Regione Sicilia, on. Gaetano Cani, titolare della dirigenza scolastica dell’Istituto, nonchè Antonino Nugara e Antonino Corsentino (Consigliere Comunale di Menfi), co – amministratori dell’ente gestore della scuola incriminata. Secondo quanto ipotizzato dalla Procura agrigentina i tre indagati avrebbero costretto gli insegnanti a rinunciare ai propri stipendi, inducendoli a firmare anticipatamente le loro dimissioni.

Tutto questo, prima della 107/2015, era la ‘consuetudine’

Prima dell’entrata in vigore della Legge 107/2015 le cose andavano proprio così. A sostenerlo molti docenti della scuola pubblica, i quali hanno iniziato la propria carriera scolastica, insegnando presso le cosiddette scuole paritarie. Il loro punteggio è stato costruito, punto su punto, proprio con questo sistema. Molti insegnanti parlano di ‘consuetudine’ nel mondo dell’insegnamento privato. Un aspetto, questo, non sempre preso sul serio dai precedenti governi, sia di destra che di sinistra. Il lavoratore era costretto, mosso dalla necessità e dall’opportunità, a non denunciare lo stato delle cose solo per racimolare il punteggio necessario per vedere scalare, in graduatoria, la propria posizione. Nella peggiore delle situazioni, il lavoratore ha dovuto persino pagare, di tasca propria, anche i contributi INPS personali.

I ‘diplomifici’ a pagamento

Ma non finiva qui…. tanti altri insegnanti erano anche al corrente del fatto che quando erano stati assunti dal Gestore della Scuola, questo gli aveva fatto firmare le proprie dimissioni in ‘bianco’ e senza data. Dimissioni pronte all’uso quando il caso lo richiedeva. In alcune scuole, poi, si praticava la formazione a distanza……, per intenderci: gente che non aveva mai frequentato neanche un’ora di lezione, improvvisamente si ritrovava un diploma in mano, pronto ad esibire per essere assunto o per avanzare di grado nell’azienda o nell’Ente pubblico di appartenenza. Tutto questo dietro una lauta tariffa economica di decine di migliaia di euro.
Adesso, dopo l’entrata in vigore della Legge 107/2015 le cose sono assolutamente cambiate. Gli insegnanti non hanno più nessuna necessità di ottenere punteggio, anche e soprattutto in vista di un imminente concorso promosso ingiustamente da questo governo.