Una nuova tendenza si sta facendo strada: spesso non viene concesso dagli USR l’insegnante di sostegno anche per i casi più gravi fra gli alunni con disabilità conclamata. L’allarme viene lanciato dalle commissioni mediche del Veneto, della Liguria e della Lombardia. Proprio in queste tre Regioni del nord Italia, infatti, si concentrano le maggiori carestie di insegnanti si sostegno (con la carenza di almeno due unità per ogni istituto).

Quello che fa gridare allo scandalo è la forte riduzione di ore settimanali concesse soprattutto agli alunni con disabilità gravi. Viene da riflettere: ma allora l’inclusione è solo una parola del vocabolario italiano, usata in maniera inappropriata, solo per condire i bei discorsi di qualche politico che non è neanche bene informato sui fatti (della dura vita quotidiana). L’inclusione in questo modo non si attuerà mai e lascerà tra breve il suo posto a termini come ‘ghettizzazione‘, ‘emarginazione‘ e ‘isolamento‘. Spesso, nei passaggi tra gli ordini scolastici si assiste ad un vero e proprio ‘confino‘ degli alunni disabili. I motivi vanno ricercati nella politica della riduzione della spesa pubblica e alle regole ferree che gli uffici decentrati del Miur sono obbligati a rispettare. Il personale dell’USR è ‘costretto‘ dai numeri e dalle statistiche, cosicché l’indifferenza cede il passo, via via, al rispetto per il benessere dell’individuo, dimenticandosi dei soggetti meno fortunati e con più difficoltà.

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Mancato riconoscimento degli USR, il rapporto alunno – docente in forte ascesa.

Disabilità: cosa ci dicono le statistiche? Da quello che emerso dal Dossier Statistico sull’Integrazione, sviluppato, appunto dallo stesso Ministero di Viale Trastevere risulta che, a fronte di una media nazionale del rapporto degli alunni – docenti pari a 1,85, nella Regione Veneto questo rapporto aumenta, attestandosi a 2,1, vale a dire con una perdita totale di circa 1.000 docenti di sostegno. Questo problema, purtroppo, è diffuso in quasi tutte le altre regioni italiane.

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Come contrastare questa indecente situazione? Secondo qualche sindacato l’unica strada per le famiglie rimane la via giudiziaria.