Alternanza scuola-lavoro, il tema affrontato quest’oggi a Radio24, dove è intervenuto il vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi: “Il punto più critico riguarda la formazione degli insegnanti che al momento sono stati solo informati e non formati. I presidi, comunque, ci stanno prendendo gusto, nonostante questa legge abbia bisogno di 3-5 anni per poter essere attuata al meglio”.

Alternanza scuola-lavoro, Toccafondi ‘Passo culturale, siamo vicini a scuole e presidi’

I presidi sono in difficoltà nel trovare delle aziende disponibili, questa è la realtà dei fatti, soprattutto nel Sud Italia. A questo proposito, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, onorevole Gabriele Toccafondi ha dichiarato: “E’ il Paese che deve fare un passo culturale oltre l’ostacolo dell’alternanza scuola-lavoro, non solo la scuola ma anche il sistema produttivo, culturale, imprenditoriale, dell’artigianato, del turismo. Se tutto il Paese fa questo passo in avanti, l’alternanza riesce. Siamo comunque a fianco delle scuole e dei presidi. Dopo 40 anni di blocco culturale e pratico, qualche difficoltà l’avevamo messa in conto”.

Anche il vicepresidente di Confindustria con delega per l’Education, Ivan Lo Bello, ha espresso le sue perplessità anche se le speranze per una buona riuscita ci sono tutte: “In sei mesi non si fa l’alternanza, però il sistema imprenditoriale è molto motivato. Le imprese capiscono che questi ragazzi che stanno in azienda e alla fine del percorso scolastico potrebbero tornarci sono un capitale umano fortissimo’.

Assolombarda su alternanza scuola-lavoro: ‘Scuole e professori pensano a se stessi e non ai ragazzi’ 

Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca non ha peli sulla lingua: “Le aziende non sono abituate a questo processo, tipico invece della Germania, dove però le aziende mediamente sono il doppio di quelle italiane per dimensioni. Buona invece la risposta all’alternanza da parte delle aziende medio-grandi. Le scuole pensano a se stesse, i professori pensano a se stessi. Devono invece pensare ai ragazzi. Dobbiamo mettere il mondo della scuola e quello del lavoro vicini, senza pensare che uno sia nemico dell’altro, bensì pensando che siano alleati”.