L’onorevole Silvia Chimienti del Movimento Cinque Stelle ha espresso tutte le proprie perplessità in merito al prossimo ciclo TFA che si svolgerà nella più totale incertezza. L’esponente pentastellata ha sottolineato come l’unica cosa certa è che le casse delle varie università che organizzeranno i vari corsi si riempiranno, quelle si. Che ne sarà poi dei centoventimila insegnanti che non riusciranno a passare il concorso? Il Miur non ha previsto alcuna fase transitoria, rifiutando la proposta M5S riguardante la stabilizzazione, entro i prossimi tre anni, di tutti gli insegnanti che resteranno fuori dalla graduatoria concorsuale.

M5S contro il Miur: ‘Vogliamo la fase transitoria per chi non supererà il concorso’

‘La programmazione del fabbisogno scolastico è su un binario morto: il Miur improvvisa e procede a tentoni, mentre sarebbe urgente indicare una visione. A fronte di questa situazione, riteniamo grave che, nell’incertezza più totale, si stia bandendo un nuovo ciclo di TFA per abilitare docenti nei cui confronti non ci sarà alcuna garanzia di assunzione. L’unico scopo di questi bandi appare dunque quello di far fare cassa alle università. Il Miur, tra l’altro, conferma che per i circa 120 mila insegnanti che non supereranno il concorsone di quest’anno non è prevista alcuna fase transitoria e che, d’ora in avanti, si procederà con immissioni suddivise al 50% tra concorso e GaE.

‘Governo stralci divieto di cumulo dei 36 mesi di servizio’

Proprio oggi è cominciata in commissione Cultura la discussione della nostra risoluzione, con la quale torniamo a chiedere al governo di prevedere una fase transitoria che, entro i prossimi tre anni, garantisca la stabilizzazione di tutti i docenti tagliati fuori dal concorso. La loro immissione in ruolo, considerato il fabbisogno reale e il permanere di circa 100 mila supplenze annuali, è necessaria. Chiediamo, inoltre, di stralciare il divieto di cumulo dei 36 mesi di servizio previsto dal primo settembre 2016. Una misura assurda che rischia di bloccare il funzionamento delle scuole e che recepisce in modo distorto e punitivo nei confronti dei docenti il pronunciamento della Corte di giustizia europea del novembre 2014.’