Che ci fosse disallineamento di cattedre in Italia era già chiaro dal numero di supplenze assegnate quest’anno. Per il paganento dei supplenti brevi bisogna votarsi poi a qualche santo perché l’incapacità, la dabbenaggine e l’ignoranza degli addetti ai lavori è smisurata. In un articolo pubblicato su il Corriere della Sera di oggi si descrive il grande inganno costituito dalla Buona Scuola in tutta la sua interezza. Già dall’infografica gentilmente messa a disposizione dal Gruppo << Gae in Ruolo >> si vede a colpo d’occhio il disallineamento dei posti provocato dal raffronto tra domanda delle scuole e offerta del Miur. A truffa si aggiunge truffa col concorso per gli abilitati contro il quale si sta abbattendo una marea di ricorsi.

I conti in disordine

Ha ben ragione Silvia Chimienti del M5S a denunciare che non proverrà nessuna garanzia dal concorso e che necessita invece una fase transitoria. I conti non tornano mai, né sul piano dei docenti necessari a garantire l’offerta formativa della fase C e né tantomeno ad immettere in ruolo gli oltre 150.000 precari delle graduaotorie d’istituto. I 63.712 posti messi a bando sono soltanto una goccia nell’oceano, per la quale si spenderanno oltre 300 milioni di euro inutilmente, a dispetto del monito della Ue a rivedere i conti perchè non collimano affatto con quanto previsto dalla Legge di Stabilità. La soluzione più logica sarebbe quella di unna fase di transizione che consentisse le immissioni in ruolo per scorrimento diretto dalle Graduatorie di Istituto, con un guadagno per le casse dello Stato di oltre 2 miliardi di euro. A tanto ammnotano infatti i contenziosi in essere col Miur per la stabilizzazione dei docenti precari.

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Da sud a nord

I presidi di tutta Italia denunciano il flop della Buona Scuola perchè il piano di immissioni in ruolo non è stato in grado di assicurare la copertura degli organici dei vari plessi scolastici. In queste condizioni sono loro stessi i primi ad essere in difficoltà. Emblematico il caso di Ancona citato dal Corriere della Sera dove, in una scuola elementare, la preside Lidia Mangani aspettava 4 maestre. Invece, sospira, «non ne ho vista neanche una: formalmente hanno preso servizio il primo dicembre, appena sono state nominate, ma subito dopo sono arrivati congedi parentali di vario tipo che di fatto hanno vanificato il potenziamento e qui non è arrivato nessuno; non ho potuto chiedere neanche dei sostituti perché non sono previsti». Succede all’Istituto comprensivo Pinocchio-Montesicuro di Ancona: 6 scuole dell’infanzia, 4 primarie e 3 plessi di medie.

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