Un robot in classe. La velocità del progresso accelera la sua corsa e subito si assiste a qualcosa di veramente rivoluzionario in ambito scolastico. Succede a Pisa, in particolare il progetto di cui vogliamo dare notizia si chiama ‘e-Rob’, il primo vero e proprio esperimento/progetto di e-learning per la robotica educativa. L’idea è partita dalla collaborazione tra l’Irccs Fondazione Stella Maris di Calambrone, l’Istituto di Bio Robotica della Scuola Superiore Sant’Anna e Telecom Italia. Quest’ultima ha selezionato il miglior progetto messo a punto (circa 300 tra le idee progettuali) e ha deciso di finanziare quella più meritevole, appunto intitolata e-Rob.
Ma in che cosa consiste e quali sono gli obiettivi di questo strano robot in classe? Semplice, secondo gli ideatori di e-Rob, lo stesso dovrebbe conciliare le nuove tecnologie, rappresentate anche dalla robotica con il preciso intento di potenziare l’apprendimento degli studenti, e lo sviluppo delle attività cognitivo – relazionali nelle classi della scuola primaria (ex scuola elementare). Il progetto è destinato, più nel dettaglio, a quei discenti con gravi disagi e con disabilità, i quali necessitano di essere seguiti e accompagnati verso una didattica di tipo inclusiva.
La novità assoluta consisterà nel potenziare l’apprendimento, le abilità cognitive e relazionali di quegli studenti con difficoltà di apprendimento, di inserimento e di socializzazione, programmando in classe, tutti insieme, il codice necessario per il funzionamento e l’operatività di e-Rob. Da un attento studio, poi, condotto dallo stesso Ente promotore, si è potuto riscontrare un notevole vantaggio in quei soggetti con disabilità e, quindi, più in difficoltà, i quali hanno dimostrato un notevole progresso anche in termini di memoria visuale e spaziale.
Nella speranza che i docenti conservino, nel loro prossimo futuro e fino a lungo tempo, l’importante ruolo di educatori e formatori, ben vengano queste iniziative, rivolte al miglioramento delle condizioni di vita anche all’interno delle aule scolastiche.

Gli entri privati si sostituiscono allo Stato.

Quello che fa molto riflettere, infine, è assistere ancora una volta alla presenza di un Ente privato, come Telecom Italia, che si sostituisce allo Stato e al Miur nell’importante ed irrinunciabile ruolo di patrocinante di un progetto didattico ed educativo all’interno della scuola pubblica italiana. Questo modo di partecipazione delle aziende private in ambito pubblico (promosso e legalizzato dalla Legge 107/2015) segna fortemente un profondo solco nell’opinione di quasi tutti gli operatori della scuola pubblica italiana: da un lato lo Stato scarica a terzi le proprie responsabilità in termini economici e dall’altro si manifesta il pericolo di ridurre la scuola e tutto il mondo che la circonda (famiglie, alunni e docenti) in un vorticoso girone, quasi infernale, che fa parte solo di logiche di mercato e di mero business industriale. Ma, stringendo i denti, gli insegnanti dovranno loro malgrado abituarsi. Questo è il futuro contenuto nella nuova riforma scolastica ideata, voluta e messa in atto, a colpi di maggioranza, dal governo Renzi.

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