Da qualche anno a questa parte i social network hanno cambiato letteralmente le nostre abitudini e i nostri comportamenti. All’interno della scuola, questa metamorfosi trova il suo apice tra gli alunni e i professori. Gli stessi insegnanti spesso sono richiamati dai loro Dirigenti Scolastici per l’uso poco consono che si fa dei cellulari all’interno delle istituzioni scolastiche. E’ vero anche, che questi ultimi usano il proprio smartphone nelle ore libere e non in presenza degli alunni. Cosa diversa, invece, è quella che capita nella scuola da parte degli studenti. La maggior parte degli stessi porta in aula un cellulare, lo lascia acceso e lo utilizza anche durante le normali attività didattiche. Una situazione non più controllabile da parte del personale della scuola perché si rischierebbe, e i fatti lo dimostrano, di scatenare un turbinio di polemiche legate alla privacy.

Cellulari connessi in classe durante le attività didattiche, una valida alternativa a questa prassi

In alcune scuole, in questi ultimi anni, si sono imposte alcune regole ma, sovente, vengono disattese. Per esempio, si impone agli studenti, così come previsto dal regolamento di istituto, di consegnare all’insegnante della prima ora il proprio smartphone, il quale verrà riposto insieme agli altri in un apposito scomparto ben protetto e custodito. Alla fine delle attività didattiche gli stessi apparecchi telefonici saranno riconsegnati ai loro legittimi proprietari. Ma questa è, purtroppo, retorica e spesso nella maggior parte delle scuole d’Italia questa sana abitudine viene sistematicamente disattesa o non applicata, solo per paura di eventuali dissensi e critiche da parte delle famiglie.
Adesso però la misura è colma e attraverso la denuncia di don Fortunato Di Noto, quelle che sembravano supposizioni e illazioni sono divenute certezze: «gli studenti, di qualsiasi età, sono allo ‘sbando‘ a causa dell’uso indiscriminato di Whatsapp». In particolare, la preoccupazione si concentra sull’uso di questo social in quanto sembrerebbe il più diffuso tra i giovani studenti e non solo. Attraverso tale app, costantemente connessa ad internet, i ragazzi riceverebbero quotidianamente, senza il loro consenso, – secondo lo stesso don Di Noto – una vera e propria galleria di immagini pornografiche e legate anche al mondo subdolo della pedofilia.

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I dati statistici di ‘Meter Onlus’ sono raccapriccianti. Le maggiori responsabilità sono imputabili ai genitori

Ebbene, a sostenere questa dura accusa verso tale pericolosa ed allarmante situazione è una statistica condotta dall’Associazione ‘Meter Onlus‘ di don Fortunato Di Noto che mette in guardia i genitori, accusati, dallo stesso Di Noto, di palesare inequivocabilmente il loro più totale disinteresse verso le attività che i rispettivi figli svolgono con i loro apparecchi telefonici. Anzi, proprio gli stessi genitori sono i veri colpevoli e i responsabili di tutto questo pericoloso stato di fatto, in quanto si premurano di acquistare, anche in tenera età, gli apparecchi tecnologici più sofisticati pur di accontentare i loro figli, diseducandoli.
La statistica appena descritta mette in luce alcuni dati sconvolgenti: il 20,3% dei minori afferma di aver ricevuto immagini non adatte alla loro età; l’83,7% delle immagini sono foto porno; l’8,9% sono violente (bambini violentati dall’Isis); il 4,4% messaggi di natura pubblicitaria e, infine, il 3,0% messaggi e video finalizzati al loro adescamento. Per la Onlus di don Di Noto, la svolta dovrebbe giungere dagli stessi genitori, i quali dovrebbero prendere consapevolezza meglio di quello che sta succedendo nel modo sempre più tecnologico dei social network. Inoltre, le famiglie dovrebbero controllare i propri figli attraverso la loro vigilanza costante, nonostante la contrarietà della maggior parte dei ragazzi.