Puntualmente, presto si consumerà una vera e propria ‘scissione’ tra il personale del più grande comparto della Pubblica Amministrazione italiana. Diciamo questo, nonostante l’impegno di quasi tutti i sindacati della scuola, pronti a ridiscutere quello che da tempo è già stato normato. Non solo, ma i famosi ‘Comitati di Valutazione’ sono stati già costituiti attraverso le elezioni dei suoi componenti nei rispettivi organi collegiali, sancendo, di fatto, la funzione per i quali gli stessi sono stati adottati.

Ma quali criteri… se poi decide il Dirigente Scolastico?

Il compito di questo nuovo organo consultivo non si limiterà solo a valutare i docenti neo immessi (come qualche Dirigente Scolastico ha lasciato credere durante la riunione per la loro costituzione), ma i componenti eletti e in carica avranno l’arduo compito di stabilire anche i criteri per nominare i docenti ritenuti più meritevoli rispetto all’intero corpo docenti presente all’interno delle istituzioni scolastiche italiane. In effetti, tali requisiti, vanno stabiliti affinché il Dirigente Scolastico determini con esattezza a chi elargire il famoso bonus in denaro.
A tal proposito, pubblichiamo un video relativo all’intervento del Prof. Villone, durante i lavori del Convegno dal titolo ‘La Buona Scuola, elementi di incostituzionalità’.

(Video tratto da Angelo Scebba Gilda TV)
Ma davvero la scuola pensata dal premier Renzi doveva arrivare fino a così tanto? Questa modalità ricorda tanto i premi aziendali per la ‘performance‘ dei dipendenti e dei dirigenti con il solo scopo di determinare, nel suo complesso, l’aumento esponenziale del fatturato aziendale. Gli insegnanti hanno altri obiettivi, forse più nobili e meno altisonanti di quelli ideati dal Presidente del Consiglio: il primo obiettivo da perseguire è rappresentato dall’educazione da infondere ai propri studenti, attraverso il lavoro costante di formazione per accrescere le loro competenze. La performance è rappresentata dal processo che si genera per ottenere tale obiettivo finale. Gli insegnanti hanno a che fare quotidianamente con risorse umane e non con prodotti da vendere o consumare.

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Altri interrogativi: il docente che non riceverà mai un bonus, vedrà preclusa la sua futura carriera?

In effetti, le finalità pensate da Renzi nel 2015 miravano a garantire e migliorare la qualità nell’insegnamento, ma con tale metodo e con le modalità ideate – secondo gli insegnanti italiani – non si risolveranno affatto i problemi legati alla cattiva scuola dei professori ‘fannulloni’. Chi è stato da sempre fannullone rimarrà tale ma continuerà a percepire, il 23 di ogni mese, il proprio stipendio. Chi non sa insegnare continuerà a non saperlo fare. Chi è, viceversa, competente lo sarà a prescindere del ‘contentino‘ economico chiamato, appunto, bonus.
In attesa, intanto, della Circolare Ministeriale a chiarimento delle modalità da porre in essere per la distribuzione dei premi economici ai docenti meritevoli, si viene a sapere che il Miur – nella stessa circolare – vieterà assolutamente l’ipotesi avanzata da qualche Dirigente Scolastico, il quale intende distribuire a pioggia la somma economica messa a disposizione ad ogni scuola per affermare il principio di meritocrazia e buona condotta professionale.