Azione Scuola in tv

Azione Scuola prosegue la striscia di trasmissioni radiofoniche e televisive iniziata questa settimana con i programmi Rai “La Radio ne parla” e “Mi manda Raitre”. L’esiguo spazio concesso ai colleghi ospiti in studio non ha consentito di trasmettere il giusto messaggio all’opinione pubblica sul perché i precari siano così arrabbiati per questo concorso. Azione Scuola dirà a chiare lettere che non si tratta di non avere voglia di farlo e di crogiolarsi su presunte posizioni di merito acquisite nel corso dei tanti anni di supplenze svolte in tutte le scuole di ogni ordine e grado della nostra penisola.

Sperpero di risorse pubbliche

Molti docenti precari si sono abilitati in questi anni così come richiesto per poter esercitare questa professione. Alcuni di loro hanno superato delle selezioni nazionali in tutto e per tutto identiche ad un concorso, altri hanno alle spalle tantissimi anni di supplenza, in spregio alle direttive europee sull’abuso dei contratti a termine. Tutti hanno fatto enormi sacrifici per frequentare corsi e tirocini e sostenere esami, dimostrando, infine, la loro professionalità di fronte ad un funzionario del MIUR. Ora agli abilitati viene chiesto di mettersi nuovamente in gioco, per partecipare ad una selezione che ne falcidierà due terzi, per i quali si profila una lenta morte professionale. Stiamo parlando di personale altamente qualificato, con competenze difficilmente spendibili in altri settori… uno spreco di risorse umane senza precedenti! Basta vedere il costo che è di circa 300 milioni di euro; una spesa che inciderà negativamente sul bilancio e sulla legge di stabilità già criticata da Bruxelles che ha chiesto al Governo di rettificarla.

Renzi e i cambiamenti dei precari

Mediante “la Buona Scuola”, accanto ad una parte di veri precari (quelli “parcheggiati” nelle stesse graduatorie della moglie di Renzi) sono stati assunti migliaia di docenti che non hanno mai messo piede in una scuola. Molti di loro sono stati affidati a istituti che non ne avevano un reale bisogno, ridotti a ruoli da tappabuchi, nel migliore dei casi. Altri precari, invece, tutti quelli abilitati dopo il 2008 e altamente qualificati, sono stati, di fatto, esodati verso un concorso inutile e umiliante. La “supplentite” tanto avversata da Renzi non è stata per nulla sconfitta e in compenso la qualità della scuola italiana è peggiorata sensibilmente. Chi ha il compito di formare i figli delle famiglie italiane è sempre più sfiduciato e demotivato.

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Le limitazioni per i docenti di ruolo

Non sarà più possibile scegliere la scuola, né mantenere la titolarità della cattedra. Tutto sarà soggetto all’arbitrarietà di giudizio dei dirigenti scolastici che ogni tre anni potranno decidere chi chiamare e decideranno i piani di insegnamento, limitando fortissimamente quella libertà garantita dall’art. 33 della nostra Costituzione. L’oggettività delle graduatorie, che da sempre hanno costituito una certezza nella carriera di un docente, è stata sostituita dalla soggettività dei presidi-padroni che attireranno a sé stuoli di professori compiacenti. La continuità scolastica, infine, sarà sempre più una chimera, perché ogni tre anni le carte verranno rimescolate.

La vera alternativa

Per sbrogliare la matassa del precariato scolastico bisogna rinunciare agli slogan, ai colpi di mano e all’improvvisazione che hanno caratterizzato l’avvento della “Buona Scuola” di Renzi. L’indizione regolare di concorsi per soli titoli per il personale interno abilitato, come da sempre avviene in altre amministrazioni pubbliche e come è stato appena fatto per il personale ATA (bidelli & C.), è una soluzione a costo zero che riporterebbe un po’ di giustizia e buon senso. E in una ottica di razionalizzazione di risorse umane, le richieste dovrebbero seguire il fabbisogno provinciale, lasciando altresì aperta una finestra per quei docenti che volessero cambiare regione per anticipare i tempi di una immissione in ruolo resa troppo lunga dalle interminabili code presenti soprattutto al Sud.