Riforma delle pensioni, nonni. padri e figli

Ma cosa deve fare un ultra sessantenne per meritarsi la tanto agognata pensione? La politica attuale non fa nulla per sciogliere i dubbi sulla prossima Riforma delle pensioni e, a pochi giorni dell’arrivo della famosa ‘busta arancione‘, escono sulle prime pagine dei giornali i soliti proclami e le giornaliere ipotesi mozza fiato. Assistiamo da circa due anni al solito balletto delle dichiarazioni e delle immediate svolte su questo versante, ma ancora queste ipotetiche soluzioni sono in discussione nelle sedi delle commissioni parlamentari. A quanto pare il solito interventismo renziano, quando non conviene e diviene troppo impopolare, non viene messo in atto. La soluzione a tutto questo? Purtroppo bisogna lavorare nonostante gli acciacchi fisici, tra la vista che tende a diminuire e le pillole della pressione sempre a portata di mano. Ancora una volta raccontiamo di come i nonni sono impegnati nei lavori più umili e pesanti e i padri, allo stesso modo, rischiano di passare il resto della loro vita tra le fatiche dei turni nelle fabbriche metalmeccaniche. Intanto, i giovani (figli e nipoti di questi ultimi) stanno a guardare, in attesa che qualcosa cambi sul versante del lavoro giovanile, quello vero e non certo quello legato a soluzioni palliative come per esempio i ‘call center‘ di cui si sente oggi tanto parlare.

La delocalizzazione: un fallimento della politica europea

Anche su questo versante la politica ha fallito! Ha fallito perché non è stata in grado di arginare un problema sotto gli occhi di tutti e cioè la delocalizzazione. Questo aspetto è quello che attualmente mette in luce, più di tutti, i problemi che attanagliano l’Unione Europea, poco unita e  spesso disorganica. I mali della politica europea si evidenziano in questo aspetto e le iniquità risaltano subito, soprattutto quando il povero cittadino si accorge che i politici non possono fare proprio nulla senza nessuno strumento normativo (con le loro gravi responsabilità) e soprattutto quando, sempre gli stessi ‘politicanti‘ diventano inermi e piccoli come i ‘puffi’ difronte lo strapotere dei ricchi imprenditori, i quali saltellano da una nazione europea all’altra, solo ed esclusivamente per soddisfare i loro esclusivi bisogni, attraverso i vantaggi fiscali, relativamente al basso costo del lavoro dei paesi dei Balcani. Se l’Unione Europea fosse davvero unita il costo del lavoro sarebbe uguale dappertutto ma così, di fatto, non è. Quello che sta avvenendo sta testimoniando che questa ‘accozzaglia‘ di nazioni si fa solo concorrenza e non guarda affatto all’interesse e al benessere dei propri cittadini, sempre meno filo europei. Ma di quale unione dobbiamo parlare? L’unione è solo dei portafogli dei politici, quelli che siedono sulle poltrone di Strasburgo, di Bruxelles e di Roma, legati da un fine comune e cioè quando si tratta di percepire i loro ricchi e lauti emolumenti di parlamentari italiani ed europei. Per quanto riguarda il povero e inerme cittadino (definito europeo) si tratta di patire le conseguenze più disastrose di questi anni di falso europeismo, dove vivere di stenti sembra essere divenuta ormai la prassi quotidiana.

Potrebbe interessarti:  Calendario scuola, Bussetti sulle ore di insegnamento: ecco cosa dicono gli ultimi dati

I sindacati vogliono soluzioni: Renzi e Poletti troppo sordi per risolvere il problema

Intanto i sindacati (la maggior parte di questi) hanno fatto in questi mesi la loro parte, hanno chiesto al premier Renzi e al ministro Poletti delle risposte, ma come se si parlasse con i mulini a vento, i suddetti politici sembrano non ascoltare, ostinandosi nel loro perdurante silenzio verso questo delicato aspetto della nostra società. Tutto tace e intanto i giovani possono ‘sopravvivere‘ con gli stipendi di quei padri e di quei nonni che non possono godersi il tanto agognato riposo che gli spetta di diritto.