Sciopero 23 maggio 2016
Sciopero 23 maggio 2016

Il prossimo 23 maggio 2016, a detta dei sindacati della scuola, promotori dello sciopero, verranno eguagliati i numeri di quello proclamato e messo in atto il 5 maggio dell’anno scorso, quello, per intenderci, precedente all’approvazione a colpi di maggioranza dell’attuale Legge 107/15. Circa un anno fa, in quella occasione, ci fu un vero e proprio boom di presenze del personale scolastico con cortei, slogan di protesta e molti striscioni, tutti contro quella che si profilava come una riforma bulgara e piena di controsensi. Le supposizioni circa i controversi punti incostituzionali della nuova riforma scolastica, infatti, si svelarono ben presto, fino al punto che i gravi sospetti dei sindacati e degli stessi insegnanti, oggi rientrano, ancora una volta, tra i nodi da sciogliere in occasione della prossima manifestazione di protesta del 23 maggio.

Sciopero generale 5/04/2015 – 23/05/2016. Cosa è cambiato in un anno? Niente, anzi è peggiorato tutto.

Insomma, il tema centrale dello sciopero generale del 2015 era permeato da alcune circostanze (la lunga coda del precariato inserito da tanti anni nelle GaE) e avvenimenti (oggi non più esistenti), le quali portarono come conseguenza finale alla partecipazione numerosa e compatta di quasi tutti i docenti della scuola. Per la prima volta in assoluto tutto il personale scolastico, unito, partecipò al più grande sciopero che il primo comparto della pubblica amministrazione, aveva organizzato e messo in piedi, finalizzato a scongiurare l’approvazione di una riforma scolastica piena di vizi costituzionali.
In quella occasione, rimasero in servizio esclusivamente i Dirigenti Scolastici e alcuni sparuti docenti dei loro staff, troppo vicini professionalmente e affettivamente ai loro datori di lavoro per voltargli le spalle. Ahimè, era presente anche qualche collaboratore scolastico, rimasto in servizio solo in virtù di una turnazione tra i colleghi per garantire i servizi minimi nelle scuole e per scongiurare eventuali sanzioni disciplinari. A tal proposito, qualche collaboratore, in quella circostanza, gridò anche allo scandalo, denunciando il fatto che la scelta dei presidi di ‘trattenere’ in servizio i collaboratori scolastici fosse avvenuta attraverso criteri esclusivamente arbitrari e, persino, in alcuni casi, attraverso dei veri e propri ‘sorteggi’ tra il personale ATA in organico.

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Il ruolo dei sindacati tra le contestazioni di molti insegnanti, che nel frattempo hanno strappato le tessere

A distanza di un anno, le cose sono cambiate e tante di quelle persone che occupavano le prime posizioni dei cortei o imbracciavano un megafono per annunciare e gridare i ripetitivi slogan contro le scelte del governo Renzi, probabilmente, il 23 maggio prossimo, rimarranno comodamente a scuola a svolgere regolarmente le loro attività didattiche.
Ma cosa è cambiato davvero rispetto a un anno fa? Forse il maggiore cambiamento è stato messo in atto proprio dalle stesse sigle sindacali (non tutte chiaramente) che ieri l’altro hanno promosso il prossimo sciopero del 23/05 e che, con atteggiamento schizofrenico, hanno avuto il coraggio e la sfacciataggine di sedersi allo stesso tavolo delle trattative per firmare un accordo sulla mobilità che fa acqua da tutte le parti. Il maggiore cambiamento è avvenuto per colpa di quei sindacati che spesso somigliano sempre più ai partiti politici e che da anni sembrano aggrapparsi sempre più ai più forti, danneggiando di contro i più deboli. Nel frattempo, molti insegnanti stanno abbandonando tutte le sigle sindacali, troppo servili nei confronti dei poteri forti e insufficienti per difendere e garantire i diritti di coloro che pagano, ogni mese, i lauti stipendi di questi bravi imbonitori. Il tempo è maturo – secondo la stragrande maggioranza del personale della scuola – per rifiutarsi di essere rappresentati da chi, in questi anni, ha pensato solo ai propri interessi, senza per questo mettere al primo posto le istanze e le richieste pressanti dei poveri docenti e di tutto il personale della scuola italiana.