Integrazione: che bella parola! Quando si passa dalla teoria alla pratica molte cose cambiano drasticamente. Gli insegnanti denunciano le loro difficoltà rispetto alla teorica ’integrazione’, quella contenuta nella Legge 107/15 e tanto sbandierata dalla ministra Giannini nelle ultime settimane. Molti degli alunni stranieri, sovente, sono ghettizzati ed emarginati all’interno dei gruppi classe.

Integrazione…. belle parole. Ma la realtà è tutt’altra cosa

Oggi si parla tanto di integrazione ma solo a parole. La realtà fornisce un’altra verità che è permeabile e visibile a tutti ma, purtroppo nessuno ne parla. Alcuni insegnanti dichiarano: «Non riusciamo a dialogare con gli alunni extracomunitari». Inoltre, spesso, molti di loro rimangono da soli per molte ore al giorno e spesso non sono neanche riconosciuti dal gruppo classe, il quale, quasi sempre, li tiene a dovuta distanza. Eppure molti di questi sono intelligenti, abbastanza brillanti e a volte superano notevolmente il quoziente intellettivo medio, registrato tra gli studenti italiani.
Quello che vi raccontiamo è il rovescio della medaglia che nessuno ha il coraggio di raccontare. Nonostante i grossi sforzi da parte dei docenti, molti studenti si sentono sempre più ‘stranieri‘ in un mondo scolastico dove permane, spesso, uno spiccato senso di appartenenza e di campanilismo tutto italiano e provinciale. Il motivo principale di tutto ciò? La mancanza di igiene e la scarsa pulizia di molti studenti extra comunitari – a detta degli studenti italiani – rappresenta il principale problema relativo alla carenza di socializzazione. Il secondo posto di questa classifica è occupata dalla eccessiva violenza dimostrata in talune circostanze e, per finire, nei casi limitati, tendono anche ad essere troppo taciturni e ad estraniarsi dal resto della classe.  

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Crescono gli alunni stranieri tra i banchi della scuola pubblica italiana

Ogni giorno la scuola si trova ad affrontare delle vere e proprie sfide complesse e articolate e una di questa, anzi la prima per antonomasia, è l’integrazione, soprattutto quella relativa agli alunni stranieri. La Legge 107/15 ha guardato, infatti, alle statistiche riguardanti la presenza degli alunni stranieri e i dati che escono fuori, come era facile prevedere, testimoniano come questi studenti sono sempre più presenti nelle scuole pubbliche italiane. Non solo, ma la tendenza è anche in forte aumento.
Tali premesse, gettano le basi delle dichiarazioni che, nei giorni scorsi, la ministra Giannini ha avuto modo di esternare durante un importante convegno tenutosi a Trieste. La titolare di Viale Trastevere dichiara: «La Buona Scuola e la legge 107 fanno dei processi integrativi, dell’inclusione in generale (abbiamo anche una delega importante su questo tema a cui stiamo lavorando in questi giorni) e soprattutto dell’integrazione degli alunni stranieri, un punto qualificante».

Una questione importante: la conoscenza della lingua italiana è il primo ostacolo per l’integrazione

In effetti, quello che sostiene Stefania Giannini dovrebbe essere la priorità, vista la presenza sempre maggiore di alunni stranieri all’interno delle aule scolastiche italiane. Anzi, gli sforzi e l’impegno profuso in questi anni da parte degli insegnanti e degli stessi alunni italiani dovrebbe ancora di più rafforzarsi, soprattutto perché questi alunni non conoscono pienamente la lingua italiana. Molti docenti, a tal proposito, dichiarano che le maggiori difficoltà rispetto alla loro integrazione compiuta è quello della comprensione tra loro e i docenti e tra loro e gli altri alunni italiani. Su questo versante la Giannini, prendendo atto di questo aspetto, continua: «… Io ho la consapevolezza che se i bambini non sanno l’italiano, o comunque la lingua del paese in cui arrivano e in cui cresceranno come cittadini e come adulti, non saranno in grado di essere cittadini pieni, attivi». E questa è, ancora una volta, una considerazione pienamente accettata da tutti, soprattutto dagli insegnanti, i quali ogni giorno si trovano costretti ad affrontare difficoltà insormontabili da questo punto di vista.
«Si parte dalla lingua, che vuol dire cultura e conoscenza delle istituzioni. Questo è un processo complesso, che prevede la preparazione di insegnanti che sappiano fare quel mestiere. Non è un caso – ha concluso il ministro – che in abbinamento al concorso e alla legge che sulla Buona Scuola abbiamo attivato per la prima volta nel Paese la classe di concorso specialistica in italiano lingua seconda».

Integrazione: quella si ottiene con il lavoro e la politica ha il dovere morale di procurarlo a tutti

Il primo problema da risolvere, secondo tanti insegnanti, sono le condizioni in cui vivono questi ragazzi all’interno delle loro famiglie. Molti di questi risiedono in abitazioni fatiscenti e le condizioni igieniche delle stesse lasciano molto a desiderare. Prima di parlare di integrazione degli alunni stranieri in classe, secondo noi, bisognerebbe parlare di integrazione degli extracomunitari all’intero del tessuto sociale italiano. Di fatto loro sono emarginati dall’intera società e vivono in condizioni poco edificanti. Le famiglie di questi alunni non hanno un lavoro stabile, tale da garantire sicurezza e condizioni di vita dignitosa ai loro figli. Ma come si può parlare di integrazione quando intere famiglie extracomunitarie vivono quotidianamente di espedienti o di stenti? Il Ministro Giannini e il governo che rappresenta ha il dovere morale e l’obbligo di fornire un lavoro dignitoso a tutti, italiani e non, anche per coloro che dovrebbero integrarsi e invece, ogni giorno, rischiano di essere ghettizzati. L’obiettivo principale non è quello di sbandierare delle frasi fatte e degli slogan preconfezionati,  ma quello di assicurare un lavoro onesto e dignitoso a coloro i quali pagano le tasse (anche gli extracomunitari), al fine di affrontare con serenità e qualificazione la vita quotidiana di ciascuno di noi.