Ancora una volta il Miur dovrà sottoporre la scuola pubblica alla terribile morsa della spending review. Immediatamente gli insegnanti si domandano se il governo interverrà sull’aumento delle ore di insegnamento. Se così fosse, questo espediente consentirebbe al governo Renzi di risolvere, una volta per sempre, l’annoso problema della ‘supplentite‘ cronica.

Ancora una volta si parla di spending review a scuola.

Ma andiamo per ordine ed analizziamo i fatti – Tutti si chiedono, in queste ore, in che cosa consisterà il taglio delle spese per questo impoverito comparto della Pubblica Amministrazione. Come sappiamo, a ottobre il Governo dovrà predisporre la nuova legge di stabilità, il cosiddetto DEF relativo al 2016 e qualcuno, visto il coinvolgimento di quasi tutti i Ministeri, già si interroga circa le misure che l’esecutivo vuole introdurre in merito a questa fastidiosa tematica. Riflettendo bene, poi, si intuisce che l’apertura delle scuole in estate non porterebbe a nessun taglio di spesa, anzi, i costi degli enti locali crescerebbero a dismisura.
In questi giorni, poi, molti esponenti Dem, vicini al Governo, hanno inviato i loro segnali di fumo, facendo intendere che qualcosa di importante bolle in pentola. Per esempio, nelle settimane scorse, Filippo Taddei, responsabile economico del PD, aveva fatto intendere qualcosa in questo senso, a proposito dell’aumento del carico di lavoro degli insegnanti. In quella occasione, il politico ed economista sussurrava alcune profezie. In particolare, la frase incriminata apriva, involontariamente, un futuro contesto che per certi versi è stato già tristemente conosciuto da molti insegnanti meno giovani: le 24 ore settimanali già ampiamente annunciate sin dal 2014. Taddei, circa un mese fa dichiarava: «…Dobbiamo abituare la gente che l’istruzione sarà molto più lunga e costosa. Le assunzioni a tempo indeterminato molte di meno, i tempi di lavoro più lunghi». Apparentemente un discorso di tutto rispetto ma l’ultimo periodo del virgolettato, inconfutabilmente, metteva apertamente in discussione le attuali ore settimanali di lavoro degli insegnanti.

Turni serrati a discapito della qualità della didattica?

Il fatto poi che il Governo, volente o nolente, dovrà procedere con l’ennesima ‘spending review‘ ci spinge, serenamente, ad una semplice considerazione: tempi di lavoro più lunghi significa, senza giri di parole, intraprendere due strade: o lavorare anche in estate e di domenica (su base volontaria) o aumentare le attuali 18 ore settimanali, portandole a 24 ore (in maniera coercitiva), compromettendo, come conseguenza diretta, persino la qualità della didattica. La seconda alternativa, a questo punto, sembrerebbe quella più percorribile, tanto da sospettare che questa paventata possibilità possa, realmente, non escludersi.
Nella scuola, purtroppo, non è rimasto proprio nulla da tagliare e aumentare il numero delle ore di lavoro ai poveri professori sembrerebbe l’unico modo per fare cassa. Questa tesi sarebbe supportata, sia dalla sterile proposta messa in campo dalla ministra Giannini per l’apertura in estate delle istituzioni scolastiche (con tutta l’aria di voler essere più un sondaggio popolare che altro) che dal periodo del tutto infelice per i sindacati, sempre più lontani dalle istanze degli insegnanti, oramai troppo stufi delle loro sterili iniziative, poco incisive e messe in atto, per esempio, in occasione dello sciopero flop dello scorso 20 maggio.

Se dovesse ipotizzarsi questa soluzione (24 ore), i docenti invocheranno lo sciopero della fame e della sete

Insomma, il momento sembra essere quello propizio per Renzi, visto che oramai la propria fama di ‘rottamatore‘ ha lasciato il posto a quella di dittatore. Il forse rimane d’obbligo ma chi pensa male finisce per crederci e, in questo caso, ripescare dal cassetto una proposta dei precedenti governi potrebbe sicuramente servire a rosicare le ultime ossa disponibili. Se questa notizia trovasse fondamento, allora, ai professori non rimarrebbe altro che invocare lo sciopero della fame e della sete di pannelliana memoria.