Dobbiamo stringere un patto per ricompattare la categoria dei docenti precari. Posto che un giorno dovremmo convergere verso una unica e sola posizione, in contrapposizione con chi vuole costringerci artificiosamente ad abbandonare la scuola pubblica (in favore di quella privata forse?) dobbiamo intanto chiarire un concetto. Ci ricorderemo senz’altro delle dichiarazioni di Davide Faraone che disse che lo stato non è uno “stipendificio.” E’ comprensibile che molti abbiano deciso di tentare questo concorso per cogliere una opportunità, anche se questo significherà con tutta probabilità un trasferimento in un’altra città. Il concorso infatti è a valenza regionale, in linea con quanto disposto dalla legge 107 e dai nuovi ambiti territoriali.

Un concorso che ha diviso i docenti

Se siamo d’accordo col dire che il concorso per abilitati non doveva nemmeno partire perché gli esami sostenuti in sede di Pas/Tfa avevano valore concorsuale, così come le selezioni affrontate dai laureati in SFP, dure, tutte sul fabbisogno nazionale, senza dimenticare la sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che ha sancito il valore abilitante del diploma magistrale ante 2001/2002, senza trascurare nemmeno che lo stesso Tar ha chiesto al MIUR lo scorso 19 febbraio di giustificare il perché i laureati in SFP dopo il 2011 non avessero titolo all’inserimento nelle Gae, andare a fare questo concorso significa rompere questo patto. Vuol dire dare ragione al governo e dire che siamo talmente incapaci di insegnare che abbiamo bisogno di una selezione naturale devastante che stabilisca i migliori.

Una alternativa concreta nel solco della Costituzione

Se siamo d’accordo inoltre nel dire che il CINECA gestisce malamente i corsi universitari di specializzazione e i concorsi, senza garantire la trasparenza delle procedure nonché il controllo dei files delle prove scritte inviate, non possiamo continuare supinamente a chinare il capo al padrone perché ci ricatta col vincolo dei 36 mesi (che vale solo per i contratti al 31 agosto e non quelli al 30 giugno), non possiamo andare a fare il concorso. Se siamo d’accordo con l’eccezione dell’art.97 che prevede l’esclusione del concorso per titoli ed esami in determinati casi, non possiamo continuare ad abbassare la testa e dire , ma tanto lo prevede la Costituzione. Perlomeno, non dobbiamo rispettarla a metà, ma per intero.

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Il patto da ricostruire

Agli occhi di chi non lo ha fatto questo concorso, chi è andato a fare la prova si è macchiato della colpa grave di tradimento di tutta la categoria. E allora io dico fermiamoci. Basta. Basta con le divisioni, basta con i “tornacontismi”; il tuo interesse è contrario al mio, basta! Fermiamo la macchina perché è incostituzionale e non si possono scaricare sui precari le colpe degli altri governi che non hanno mai portato a compimento una legge di riforma del sistema nazionale perché qualcuno li faceva cadere prima. E’ giunto il momento di metterci d’accordo su un nuovo sistema di reclutamento che garantisca l’accesso ai ruoli a partire da chi è rimasto in gae fino ai colleghi ancora confinati nella III fascia delle graduatorie di istituto. Sarà forse che il concorso è diventato una istituzione obsoleta per questa realtà?