Ricorso al tar contro il bonus al merito negato ai precari
Ricorso al tar contro il bonus al merito negato ai precari

Il tanto contestato bonus al merito dei docenti, promosso con entusiasmo dal Miur ma accolto con decisamento meno entusiasmo dagli stessi docenti, è adesso oggetto di ricorso. Motivo? Discriminazione nei confronti dei precari. Sì, perché per la legge solo i docenti di ruolo possono concorrere al premio come insegnanti migliori. La questione non va giù ai sindacati e la Gilda degli Insegnanti ha comunicato lo scorso 17 giugno l’avvio del ricorso. Di seguito il comunicato stampa.

Precari e bonus al merito: ricorso al Tar per avere equità

Il comunciato Gilda in merito al ricorso a favore dei precari contro la legge sul bonus al merito dice:
“Prosegue senza sosta la battaglia della Gilda degli Insegnanti contro la Buona Scuola. Questa mattina l´avvocato Tommaso De Grandis, responsabile dell´ufficio legale della Federazione Gilda-Unams, ha notificato al Tar del Lazio un ricorso relativo alla ripartizione del fondo per la valorizzazione del merito del personale docente.
“Abbiamo impugnato le circolari attuative della riforma che, disponendo di considerare nella distribuzione del bonus soltanto gli insegnanti di ruolo, – spiega De Grandis – contravvengono al comma 126 della legge 107/2015 secondo cui le risorse devono essere distribuite in base alla dotazione organica delle scuole; senza dunque distinguere tra docenti assunti a tempo indeterminato e supplenti”.
“Contestualmente – prosegue il responsabile legale della Fgu – abbiamo sollevato una pregiudiziale di incostituzionalità riguardante il comma 128 della legge 107/2015 che impone ai dirigenti scolastici di ripartire i fondi del bonus soltanto tra i docenti di ruolo. A nostro avviso, si tratta di una disposizione che vìola gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione; nonché la clausola 4 dell´Accordo Quadro allegata alla Direttiva europea 1999/70 che stabilisce la tutela del principio di non discriminazione tra gli insegnanti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato”.

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