Bonus al merito dei docenti

Abbiamo ricevuto questa lettera da parte di un docente che racconta la sua esperienza personale a proposito del bonus sul ‘merito’.
Qui di seguito pubblichiamo per intero la missiva.
«Premetto che sono un insegnante definito ‘tuttofare’ e chi scrive queste poche righe è conosciuto da tutti come un instancabile lavoratore, solerte e attento ai bisogni dei miei colleghi, adoperandomi ogni giorno in tal senso, al fine di coadiuvare molti di loro, anche per via delle mie conoscenze pregresse nel settore informatico e in quello dei media in generale. Risolvo i problemi quotidiani presenti a scuola, in ogni momento della giornata, anche in orario antimeridiano. Mi occupo della gestione dei siti istituzionali delle scuole dove ho lavorato in questi anni (con ottimi risultati apprezzati da tutti). Faccio parte, puntualmente ogni anno, della funzione strumentale e, da questo anno, svolgo anche il delicato incarico di Animatore Digitale. Eppure, senza per questo pretendere approvazione o consenso da parte di nessuno, per coerenza professionale e per onestà intellettuale, rinuncerò a percepire questo compenso accessorio chiamato ‘Bonus per la valorizzazione del merito dei docenti’. Questa decisione potrebbe sembrare paradossale e suscettibile di critiche da parte di molti colleghi ma è invece l’atto finale di un percorso che ho deciso di intraprendere all’inizio di questo anno scolastico. Tale scelta si è manifestata subito a settembre 2015 quando ho partecipato, così come ho fatto in tutte le altre occasioni, puntualmente, a tutti gli scioperi indetti dalle varie sigle sindacali. La partecipazione alle giornate di protesta contro le decisioni di questo Governo per aver approvato la Legge 107/2015 a colpi di maggioranza, ha comportato la conseguenziale perdita di pozioni importanti del mio stipendio. Nonostante tutto ho continuato a svolgere serenamente e con professionalità il mio lavoro, non perdendo mai di mira la professione principale e cioè quella di insegnante. Allo stesso modo, penso di essere anche un bravo docente e i risultati con i miei alunni lo dimostrano. Credere in quello che si fa, combattere ostinatamente quello che si ritiene sbagliato dovrebbe essere il segno distintivo per un formatore, per un intellettuale e, infine, ma non per ultimo, per un lavoratore della scuola. Non voglio essere un eroe e non voglio essere neanche un condottiero, voglio solo equipararmi a molti colleghi i quali hanno deciso, loro malgrado, di non farsi comprare, per l’ennesima volta, dal solito bonus che sembra essere uscito fuori dal cilindro di un illusionista. Cosa mi ha spinto a questa estrema decisione? Sono stato presente durante i momenti più disparati all’interno della mia classe, quando una brava collega di sostegno mi ha fatto capire cosa significa essere un insegnante cosiddetta ‘invisibile’ e che cosa significa lavorare in classe, con tutte le difficoltà a cui, spesso, ci si trova difronte e a cui, necessariamente, bisogna dare risposte pronte ed efficaci. Quando qualche alunno disturbava, la mia brava collega è stata pronta a riprendere l’alunno insolente e lo ha ricondotto sulla giusta via, non con i rimproveri, come spesso pensa gran parte dell’opinione pubblica, ma con la pazienza, con il dialogo educativo e con il confronto, quello che è mancato totalmente tra il mondo della scuola e questo Governo. Ho conosciuto tanti insegnanti che hanno tenuto atteggiamenti che hanno cambiato il comportamento apparentemente burrascoso e irruento di molti ragazzi. A distanza di mesi, riconosco in quei colleghi una grande capacità di cambiare le coscienze e le attitudini di molti alunni solo con la forza della parola e della persuasione. Insegnare è anche questo, tra molte carote e qualche bastone, l’ampio spettro della professione insegnante si propone di cambiare questa società di cui purtroppo oggi si constata la mancanza di alcune solide basi, come per esempio la coesione familiare. Eppure questi colleghi non percepiranno nessun bonus, nonostante potrebbero vantare tanti meriti non riconosciuti da nessuna Istituzione Scolastica. Ecco perché non parteciperò a questa ‘stupida’ competizione, nonostante poter vantare mille ragioni per poter pretendere quello che mi spettava dalla Legge 107/2015, come tornaconto personale. L.S.».

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Alcune considerazioni sul bonus: molti docenti non sono in vendita

Un altro aspetto nobile e onorevole di cui spesso non si fa cenno è la dignità personale e professionale di molti docenti che hanno deciso di non essere in ‘vendita‘. Essi non vogliono essere ‘comprati’ o ‘venduti’ da nessuno solo per pochi spiccioli. Credono nel loro lavoro e continueranno a svolgerlo perché si sentono gratificati dai propri alunni, perché formare qualcuno è più appagante di qualsiasi altra cosa al mondo, specie quando si tratta delle nuove generazioni. Chi ha diritto al bonus e non lo percepirà per scelta, non commetterà nessun reato e forse non aiuterà qualcuno a credere che i docenti sono litigiosi e legati eccessivamente al denaro. Chi rinuncerà al bonus per i docenti meritevoli non perderà nessuna opportunità. Chi rinuncerà al bonus farà capire a chi ha costruito questo ‘marchingegno’ che la scuola pubblica non ha bisogno di paghette ma, viceversa, ha la necessità di un dignitoso e adeguato trattamento economico legato alla delicata professione che svolge. Chi rinuncerà ai bonus in denaro lo farà per tutti gli altri insegnanti che non lo potranno pretendere, non perché non lo hanno meritato ma perché sono stati impegnati, in silenzio e con discrezione, nelle attività didattiche, quelle di cui, purtroppo, non si potrà mai avere riscontro reale e concreto.

Un invito al Mef: dalle somme non spese dal bonus si potrebbe istituire un ‘fondo’ per gli enti sociali

In questi giorni, proprio dal mondo dei social network, emergono tanti suggerimenti e soluzioni per destinare le somme non spese provenienti dal bonus al merito dei docenti. Per esempio, il suggerimento più diffuso è quello relativo all’istituzione di un fondo da utilizzare per la costruzione di nuovi edifici scolastici, o per il funzionamento reale della scuola con l’acquisto di materiale da cancelleria e quanto altro serve per la didattica laboratoriale, oltre che per l’acquisto della carta igienica e dei prodotti per l’igiene e la pulizia degli ambienti scolastici. Un’altra valida alternativa sarebbe quella di indirizzare tali fondi non spesi ad enti e associazioni che si occupano di attività sociali, quali, secondo noi, destinatari legittimi di questo bonus, visto che i finanziamenti per tale settore, in questi ultimi anni, si sono ridotti drasticamente fino alla loro prossima estinzione. Pensiamo, per esempio, alle innumerevoli associazioni no profit per i soggetti diversamente abili, all’UNITALSI, alla Croce Rossa Italiana, alla Caritas e a tutte quelle associazioni che si occupano delle povertà sociale.