Badge per gli insegnanti

La questione sta spopolando in questi giorni d’esame in quasi tutte le scuole italiane. Tre settimane d’inferno, intere giornate passate a scuola con ritmi massacranti per esitare anche più di 18 alunni al giorno. Gli insegnanti non contano più le loro ore di permanenza tra i locali scolastici e si interrogano se sia il caso o meno di essere muniti anche loro di badge così da poter controllare, minuto per minuto, la quantità di ore eccedenti le normali ore di servizio. Il rischio? Alcuni di loro rispondono: «Noi non abbiamo problemi a timbrare! Il rischio maggiore sarà per le amministrazioni scolastiche, le quali, dopo pochi mesi, andrebbero letteralmente in fallimento».

Una questione importante: anziché restituire le ore sotto forma di supplenze gratuite, i Prof pretendono una giusta retribuzione delle ore eccedenti

Il dibattito ha inasprito i toni e subito qualcuno ha tirato fuori una richiesta di qualche anno fa che ha tutta l’aria di essere ampiamente sposata dalla maggior parte degli insegnanti italiani: il badge anche per i docenti, troppo infastiditi dalle polemiche uscite fuori in questi giorni dopo una frase poco gratificante nei loro confronti, apparsa su qualche giornale, a proposito dell’eventualità di un loro rientro forzoso dai luoghi di villeggiatura. Ma chiariamo alcune cose.
Ad oggi, all’interno delle istituzioni scolastiche esistono dei lettori per la vidimazione dei cartellini, capaci di registrare i tempi effettivi di lavoro. Il badge in questione, nella maggior parte dei casi, è in dotazione solo al personale tecnico amministrativo e ai collaboratori scolastici. Attualmente, l’amministrazione scolastica, con particolare riferimento ai singoli DSGA, controlla periodicamente il funzionamento del macchinario e determina, persino, il sistema delle turnazioni dei medesimi lavoratori dipendenti. Efficacemente, insomma, tale sistema tiene traccia dei tempi di lavoro di qualsiasi dipendente, minuto per minuto.
Partendo da questa importante premessa, non si capisce come mai non sia concesso di utilizzare questo strumento anche agli insegnanti, utile anche per potere inconfutabilmente accertare la loro permanenza a scuola. Questo interrogativo è sulla bocca di qualsiasi insegnante e non si capisce bene perché tale prerogativa sia loro del tutto negata. Questo meccanismo, risulterebbe estremamente efficace, in quanto determinerebbe con esattezza il numero delle ore eccedenti il proprio orario giornaliero e settimanale di presenza a scuola con il relativo riconoscimento economico. Molti docenti, stufi degli espedienti messi in piedi da parte di molte Istituzioni Scolastiche, in questi anni di spending review, con la famosa riduzione dell’unità oraria di due o tre minuti da restituire successivamente alla scuola sotto forma di supplenze gratuite, chiedono a gran voce l’istituzione del cartellino in oggetto.

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Altro che diciotto ore di insegnamento, qui si parla di eccedenze giornaliere a costo zero

Forse la preoccupazione maggiore dell’ARAN, del Miur e dello stesso Mef è quella di dover segnare su un ‘report‘ un dato reale e sconcertante, rappresentato dal fatto che i docenti italiani passano tante ore in più rispetto alle normali diciotto settimanali tra gli ambienti scolastici, sia di mattina e, purtroppo, anche di pomeriggio. Nonostante l’evidente anomalia, ci chiediamo se i sindacati abbiano mai sollevato la questione; una situazione grave, grottesca e anche vessatoria nei confronti dei poveri insegnanti. Qualcuno tenta addirittura, in tutte le occasioni, di spiegare persino il contrario, dichiarando che le 18 ore settimanali per un insegnante sono poche e per questo è una vergogna anche dare loro uno stipendio di poco superiore ai 1.400 euro. Le eccedenze orarie, definite in altri comparti pubblici ‘straordinario’, se dovessero essere realmente accertate, conteggiate e retribuite, determinerebbero un dissesto economico e finanziario, paragonabile solo al crollo della sterlina nei giorni immediatamente successivi alla sbalorditiva presa di posizione del popolo inglese contro la permanenza della Gran Bretagna in Europa.