Molti insegnanti della scuola pubblica italiana, in particolare quelli di lettere, storia e geografia che da anni sono impegnati sui banchi di scuola per spiegare ai giovani studenti i dettami costituzionali, le regole di convivenza civile e di cittadinanza e le leggi che disciplinano lo Stato italiano, sono davvero indignati di quanto sta uscendo fuori dalle inchieste di questi giorni a proposito della dilagante corruzione quasi ‘istituzionalizzata’ presente nell’ampio palcoscenico della politica italiana.

Il fratello del Ministro degli Interni docente alla Sapienza prima di laurearsi. Evviva il Concorso farsa!

La cronaca attuale racconta di un coinvolgimento indiretto di importanti figure istituzionali, definite da qualcuno, la solita ‘parentopoli’ tutta all’italiana. Insomma, delle vere e proprie ‘nefandezze’ della politica a discapito degli elettori, molto comuni e molto mortali. Oramai la società civile, quella sana e perbene, è inorridita difronte il permanere di quel senso di disprezzo che qualche politico nutre nei confronti del popolo, stupido, ignorante e spesso non informato a dovere sulle mire espansionistiche di chi siede tra gli scranni dei due rami del Parlamento.
L’inchiesta parla anche di un docente ‘cattedrato’ che porta il cognome di un Ministro della Repubblica Italiana, il quale, secondo qualcuno, ha anche svolto una docenza presso ‘La Sapienza” di Roma senza essere ancora laureato. Invece, paradossalmente, gli insegnanti già laureati e anche abilitati hanno dovuto persino affrontare un’ulteriore prova concorsuale. Una follia allo stato puro.

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Alcuni titoli scottanti…

Molti giornali, tra cui ‘La Repubblica’ di oggi, 7/07/2016, sottotitola un suo articolo su questo delicato argomento: “Le intercettazioni. I rapporti tra Davide Tedesco e Raffaele Pizza. Gli scambi di favori al Viminale per piazzare uomini nei posti di vertice. E gli interessi sul ministero dell’Istruzione
Molti insegnanti ritengono di dover intervenire su questo scandaloso argomento, non per sollevare inutili polemiche, ma per dimostrare che tutto quello di buono che ogni giorno la scuola costruisce, attraverso l’impegno e la professionalità dei suoi principali protagonisti, viene drammaticamente distrutto e calpestato da una buona parte dalla classe politica che dimostra ogni volta di non essere capace di svolgere questo delicato e importante compito solo per fini personali oltre che familistici.

L’inchiesta romana ha del credibile! Altro che concorso… bastano 80 curriculum e poi si vede

A proposito dei fatti emersi dalla cosiddetta inchiesta romana denominata “Labirinto” e della sua famigerata ‘cricca’ di cui in questi giorni si parla tanto, come uomini e donne di cultura gli insegnanti si sentono di essere ampiamente garantisti e ritengono, oltretutto, che da quanto sentito in questi giorni sui media, prima di accusare un Ministro degli Interni della Repubblica Italiana, bisogna appurare la fondatezza di quanto trapelato dalle inchieste dei magistrati in corso di approfondimento. Come insegnanti, però, essi sono abbondantemente indignati oltre che disgustati, indipendentemente dalle certezze e dalle presunte illazioni presenti in tutte le prime pagine dei quotidiani. I fatti sono indubbiamente gravi e sconcertanti e, da quanto emerge dalle intercettazioni, il quadro generale sembra proprio uscito dalla sceneggiatura di un film di 007. Il merito è morto e quello che qualcuno sostiene, cioè la volontà dei più forti, dei potenti e dei politici di far rimanere la popolazione in uno stato di povertà culturale stagnante e di disinformazione costante oramai è una verità assoluta e consolidata.

Politicanti con la ‘p’ minuscola. Tutta una questione morale.

Secondo la stragrande maggioranza degli insegnanti della scuola pubblica italiana le figure dei politicanti coinvolti in queste vicende non possono essere giustificate in nessun modo, soprattutto perché, come al solito, dimostrano per l’ennesima volta l’incoscienza morale nei confronti dei cittadini, dei contribuenti e di chi per anni ha deciso di studiare, di fare sacrifici e di dedicare la propria carriere lavorativa agli altri, senza cercare in nessun modo il proprio arricchimento personale, ma guardando il proprio stipendio come l’unica forma di sopravvivenza.