Chiamata diretta. Una sequenza contrattuale tutta in salita e il gioco al rialzo del Miur mortifica ancora una volta la professione insegnante. I sindacati lasciano il tavolo delle trattative.
Continua la querelle sulla chiamata diretta. In questi giorni di caldo intenso questo argomento è quello che ha tenuto banco in assoluto. Molte testate giornalistiche hanno già in anteprima pubblicato il contenuto della sequenza contrattuale ma, un vero e proprio ‘colpo di scena‘ irrompe sulla questione: gli accordi e le trattative che inizialmente sembravano raggiunti e finalizzati alla sottoscrizione di quanto precedentemente stabilito dalle parti, sono stati, ieri pomeriggio, clamorosamente interrotti.

Le motivazioni dell’interruzione delle trattative

La drastica interruzione delle trattative può sinteticamente riassumersi per le seguenti motivazioni: 1) il Miur, in barba alle precedenti promesse, ha chiesto convintamente di ampliare l’elenco delle certificazioni contenute nei curricula degli aspiranti docenti; 2) dopo le ampie critiche e i forti dissensi di questi giorni giunti della maggior parte delle associazioni dei Dirigenti Scolastici, il Ministero si è fatto portavoce delle loro istanze circa la probabile possibilità di potersi svincolare, relativamente ai criteri di assunzione dei docenti, rispetto alla graduatoria che si sarebbe dovuta costituire in funzione dei titoli posseduti dai professori in cerca di nuova collocazione.
Risulta chiaro l’azione di contrasto da parte delle associazioni dei Dirigenti che hanno fatto da propulsore alle recenti novità, tutte negative, messe in campo proprio oggi, le quali si profilano all’orizzonte come foriere di aspre contrapposizioni.

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Tutti gli insegnanti nel girone infernale

Un semplice fuoco di paglia o un incendio di dimensioni devastanti? Da una parte pensiamo che l’interruzione delle trattative tra i rappresentanti sindacali e il Miur sia stato un atto dovuto per salvaguardare gli interessi dei poveri docenti di ruolo, trattati sempre più come degli insegnanti precari, dall’altro riteniamo che le richieste giunte dalle associazioni dei DS non rispecchino le reali richieste dei loro iscritti in quanto non tenere conto di una graduatoria esporrebbe questi ultimi ai numerosi ricorsi che certamente non sono graditi a nessuno, specie se questi si chiamano Presidi.

La conclusione della trattativa

Il prossimo 14 luglio dovrebbe risolversi questa trattativa ma a quanto sembra ci sono pochi margini per una risoluzione positiva. Staremo a vedere! Riteniamo doveroso, intanto, esprimere una considerazione in merito a questa trattativa e ci poniamo una domanda: a proposito della crescente discrasia tra le iniziative intraprese dalle rappresentanze sindacali da un lato (dei docenti e dei DS) e le reali istanze dei rappresentati, non sarebbe forse meglio condividere tali iniziative e tali azioni tra i deleganti e i vertici dei delegati? In conclusione, da quanto si evince, spesso i vertici sindacali non rispettano le reali istanze di chi ha dato loro la delega e si finisce per ritrovarsi nei gironi infernali di quella o di quell’altra decisione che non rispecchia in nessun modo la volontà della maggior parte di chi vive, in concreto, il variegato mondo della scuola pubblica italiana.