Si profila all’orizzonte un vera e propria rivoluzione (Chiamata diretta) in fatto di selezione del personale docente per l’attuazione del PTOF d’Istituto.
Qualcuno, a ragion veduta, vede nel futuro della scuola pubblica un clamoroso cambiamento: così come avviene oggi nel mondo del calcio, i DS sceglieranno la propria squadra da mettere in campo per realizzare tutti gli obiettivi stabiliti nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa. Gli insegnanti faranno la differenza in base alle loro competenze. Questa, in sostanza, la volontà della maggior parte dei Presidi.

Una nuova visione della scuola: più manager, esperti e obiettivi aziendali da ragiungere

Presto si scopriranno le vere ragioni, a proposito della chiamata diretta, che hanno spinto questo Governo, alla brusca interruzione delle trattative con i sindacati lo scorso 14 luglio c.a.
La questione dovrebbe risolvere definitivamente i problemi di molti Dirigenti Scolastici a proposito della loro impossibilità di poter selezionare la propria squadra di lavoro, senza dover necessariamente attingere a nessuna graduatoria interna per  selezionare il personale interessato, graduatoria troppo ingabbiata e non idonea all’attuazione di quanto programmato nei prossimi tre anni per l’istituzione scolastica che governano.
L’unico obiettivo da percorrere è quello di ‘attorniarsi’ di un personale scolastico ad hoc, qualificato e competente (a detta loro), tale da poter mettere in pratica tutte le azioni programmate precedentemente e contenuti all’interno del PTOF di Istituto.
Molti insegnanti, dal canto loro, dopo le importanti novità introdotte un anno fa dalla Legge 107/2015, si erano subito resi conto della premeditazione da parte del Governo circa il rivoluzionario impianto normativo che di lì a poco si sarebbe palesemente evidenziato, mettendo in luce tutte le strategie, in ragione di una impostazione manageriale della scuola, calpestando quei pochi diritti acquisiti dagli insegnanti negli anni passati.

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Quel terribile ‘papello’ delle certificazioni

La ciliegina sulla torta sarà rappresentata, appunto, dalla ‘chiamata diretta’, insieme al suo allegato ‘papello’. L’elenco delle molteplici certificazioni possedute da un professore dovrebbe essere uno dei criteri più importanti per la loro scelta, secondo le linee guida del Miur. Per far parte del loro ‘cerchio magico’  bisognerà possederne tante di certificazioni, occorrerà essere un super esperto di tuttologia e quando si scoprirà che il super docente prescelto ha avuto anche precedenti esperienze di lavoro con il medesimo Preside che lo ha prescelto, nessuno potrà recriminare nulla.

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Le Scuole del futuro: le società sportive, un esempio da imitare

Il ruolo dei Dirigenti Scolastici sarà sempre più fondamentale. Per capire meglio le loro motivazioni circa l’ostinazione verso la chiamata diretta dei docenti, proviamo a spiegare uno strano episodio, rimasto memorabile nella mente di molti insegnanti, occorso circa otto anni fa durante una concitata convocazione di settembre, per l’attribuzione delle supplenze di sostegno della provincia di Catania.
I ricordi tornano indietro nel tempo, a circa otto anni fa. Il sottoscritto era presente alle convocazioni del 2008. Alle ore 9 tutto ha inizio. Un notissimo Dirigente Scolastico della provincia di Catania occupa le prime file dell’auditorium per assistere alle lunghe fasi di attribuzione delle supplenze e, nell’assoluto silenzio, attende con calma e pazienza tutte le operazioni in corso. Intorno alle 16 avviene qualcosa di impensabile prima di allora: viene chiamata, in base al punteggio in graduatoria, una docente che sceglie la scuola del suddetto preside, come sede per la propria supplenza annuale. A questo punto, lui, infuriato, si alza in piedi, si dirige con passo affrettato verso il tavolo delle operazioni e inizia a sbottare con proverbiali offese verso l’ammutolita insegnante. La colpa della mal capitata è stata quella di aver scelto proprio la sua sede scolastica e, con promesse minacciose, accompagna la sua tesi avverso la scelta della poveretta, dicendole: “Lei non deve scegliere la mia scuola perché le farò trascorrere un anno bruttissimo”. Con aplomb quasi da fare invidia, l’intrepida supplente non desiste dalla sua preferenza e conferma quanto precedentemente scelto. Il Preside in questione accompagnava un quintetto di insegnanti che da oltre cinque anni era di stanza presso la sua scuola e che voleva, con tutte le sue forze, riconfermare nonostante il basso punteggio posseduto dagli stessi nelle graduatorie ad esaurimento. Il tentativo di intimidire l’insegnante è stato palese ed evidente. Un atto ben orchestrato e premeditato sin dalle prime ore della giornata, finalizzato ad un solo scopo: far desistere ogni insegnante a ricoprire l’incarico nella propria scuola, a favore di chi non aveva nessun diritto ad occupare quel posto.
In quel caso vennero chiamati i Carabinieri e il Dirigente Scolastico venne denunciato dalla professoressa. Oggi, anche se parliamo di insegnanti già di ruolo, non dimentichiamolo, la sostanza di quanto accaduto molti anni fa non cambierà assolutamente.