La Consulta non ha decretato ne ruolo ne risarcimento per i precari della scuola con oltre 36 mesi di servizio. Nella sostanza è questo ciò che dice l’avv. Michele De Pasquale del foro di Foggia. La Corte Costituzionale – è questa l’anticipazione della Consulta – ha stabilito l’illegittimità costituzionale della normativa che disciplina le supplenze del personale docente e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario nella parte in cui autorizza, in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino”. Tuttavia, precisa il comunicato, “la pronuncia di illegittimità costituzionale è stata limitata poiché l’illecito comunitario è stato cancellato, come da decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha interpretato la normativa comunitaria in materia di contratti a tempo determinato (sentenza Mascolo)”.

Abbaglio

Molti hanno intravisto in questa pronuncia un endorsement in favore della Buona Scuola e del concorso come misure atte a prevenire il precariato. Ma in pochi hanno visto che non c’è nessun riferimento preciso alla misura effettivamente deterrente alla reiterazione dei contratti a termine perché non delibera né il ruolo e né il risarcimento, eccezion fatta per il personale ATA. In realtà è rimasta ancora insoluta una questione che con tutta probabilità resterà in carico ai diversi tribunali del lavoro ove essi hanno incardinato i diversi ricorsi per ottenere la stabilizzazione in esame. In più c’è da dire che rimane aperto ancora il lodo della legittimità costituzionale per aver violato l’art.3 della Costituzione.

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Ancora discriminazioni

In merito a quali tutele spettino a quei docenti abilitati e non che hanno svolto supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche, per essere in seguito licenziati e ripresi al settembre successivo, l’avv. De Pasquale espone il suo parere per il quale essi hanno ancora pieno diritto ad essere assunti. Lo dice quando assegna ai vari giudici nazionali il compito di individuare nelle sentenze di merito la tutela ricorrendo all’applicazione diretta della clausola 4, n. 1, dell’Accordo quadro comunitario del divieto di discriminazione tra lavoratori a tempo indeterminato comparabili tra loro. Questo prendendo in esame tutti quei docenti immessi in ruolo in fase C che non hanno nemmeno un giorno di esperienza in classe, determinandosi in tal modo una discriminazione inaccettabile con i precari delle graduatorie di istituto.