Quando leggo di notizie che riportano di diplomati magistrali inseriti nelle Gae sono preso da due sentimenti contrastanti. Il primo è di soddisfazione per il riconoscimento dei colleghi e il secondo è di tristezza profonda per tutti gli altri. Penso a quei colleghi che mi scrivono in privato (e sono tanti, ve lo posso assicurare) che non hanno avuto questa fortuna, o perché non avevano i soldi per pagarsi il ricorso, o perché gli è stato rigettato con addirittura condanna alle spese. Penso ai tribunali di Prato e di Roma nella fattispecie, ma ce ne sono anche tanti altri. I diplomati magistrali sono l’avanguardia degli abilitati che, ahimè, hanno fatto da cavia per tutti. L’ultima notizia di vittoria al tribunale del lavoro di Como la apprendo da Orizzonte Scuola.

Tutti in ruolo in base al normale fabbisogno senza ulteriori scuse

Non sono un avvocato e questo lo sanno tutti. Sono solo un osservatore molto attento di quanto sta avvenendo nei tribunali italiani, oltre che presidente di una associazione di docenti. La vicenda mi interessa per tutte le categorie di abilitati. Dunque riguarda anche i colleghi laureati in SFP e quelli abilitatisi con i Pas e i Tfa. In questo senso ho accolto con entusiasmo la pronuncia del CDS del 30 giugno scorso che ha accolto una cautelare anche in loro favore. Eppur si muove , disse qualcuno. Vero è che cantare vittoria prima del tempo è rischioso perché c’è sempre un merito da attendere. Ma altrettanto vero è che alcuni nodi storici sono stati rimossi: la giurisdizione innanzitutto, in quanto se impugno un decreto ministeriale è ammesso che io la faccia al Tar. E poi nel parere che i giudici di Palazzo Spada esprimono quando ritengono fondati questi ricorsi. Intendiamoci: è sempre possibile ricorrere al tribunale del lavoro ma qui la strada è lunga e tortuosa. Non c’è uniformità di giudizio, per cui se sono a Pistoia entro e se sono a Prato no. Sono solo 20 km.!

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Italia a macchie di leopardo

La discrezionalità dei giudici del lavoro sarà il carattere dominante dei prossimi ricorsi per la stabilizzazione oltre i 36 mesi. La Consulta lascia ancora aperto un varco, in attesa delle motivazioni previste per fine luglio. In sostanza dicono che il concorso risolve il precariato. Sì, ma per chi dico io? Per gli abilitati? E i III fascia con più di 36 mesi di servizio che fanno, fischiano? Hanno più esperienza di chi è entrato in fase C; questo è un fatto certo, non un invenzione. Rileggendo l’art. 3 della Costituzione appare chiaro che siamo di fronte ad una ennesima discriminazione. E allora? E allora il rimedio è molto semplice. Serve una plenaria anche per i tribunali del lavoro. Un diritto è un diritto in tutto il paese e non può essere applicato a macchia di leopardo. In più, snelliamo questi passaggi perché non è per niente piacevole dire ad un associato che mi deve pagare altri 200 euro per andare in Appello e altri 300 per un giudizio di ottemperanza. Chiaro che stanti così le cose si preferisca attende il mese di giugno di ogni anno per impugnare il decreto ministeriale. E’ accaduto nel 2014 ( 235) , nel 2015 ( 325 ) e adesso il 22 giugno col 495. Je la famo entro il 2030?

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