Mobbing sul lavoro
Mobbing sul lavoro

Una docente di una scuola milanese ci ha contattati per raccontarci del mobbing che ha subito sul posto di lavoro da parte della dirigente. Di origini meridionali, la docente che preferisce restare anonima in quanto ha una causa in corso, alcuni anni fa ha chiesto assegnazione provvisoria sulla provincia di Milano. Ha alle spalle 24 anni di insegnamento (come docente di ruolo), ma è sprovvista di titolo di sostegno. La sua storia comincia nel 2010, quando la dirigente scolastica della scuola per cui lavorava le impone di lavorare come insegnante di sostegno pur non avendo il titolo e pur avendo a disposizione altri docenti provvisti di titolo, ma che decide di assegnare su posto comune. La docente non se la sente di fare quel lavoro, ma viene costretta.

Mobbing, “Costretta a fare un lavoro per cui non ho titolo”

“Non avevo preparazione in merito”, continua la nostra vittima di mobbing, che spiega: “L’anno precedente fui convocata in un altro plesso alla presenza del vicario e invitata a chiedere l’assegnazione in un altra scuola con false accuse! Mi sono rifiutata, per cui il primo settembre fui convocata in direzione. La dirigente mi urlò contro a motivo del mio rifiuto e mi spostò da posto comune a posto di sostegno, senza che io possedessi il titolo. Dovevo occuparmi di una disabile su carrozzina elettrica. Il mio compito era di aspettarla in atrio e di condurla in classe. La mattina del 20 Settembre l’alunna, azionando il motore della carrozzina, mi salì sopra la caviglia, che si spostò. Fui subito soccorsa, steccata e portata in ospedale. Da lì cominciò il mio calvario, fatto di terapie laser, onde d’urto, ionoforesi e ginnastica riabilitativa. Rimasi ferma più di 6 mesi, fino al riconoscimento dell’invalidità. Tornata a lavoro con la cavigliera, fui spostata da un’alunna su carrozzina elettrica ad una su carrozzina manuale. Ogni mattina dovevo aspettare l’autobus dei disabili fuori dal cancello della scuola, prendere la bambina, condurla in classe, sistemarla e poi fare un po’ di didattica. Quando era necessario, portarla dalle commesse per il cambio del pannolino. Per aspettare il pulmino, mi toccava stare in piedi più di 10/15 minuti. Una mattina, esasperata dal dolore alla caviglia, mi sono rifiutata di uscire ad attendere il pulmino. La dirigente mi sgridò e minacciò. Secondo lei anche sotto la neve e sotto il sole a 90 gradi dovevo fare ciò che lei mi ordinava. Sottolineai che avevo un problema fisico, ma lei rispose che se riuscivo a venire a lavorare potevo fare tutto! Fui offesa, mi chiamò grandissima scostumata e terrone. Io svenni. Fui trasportata con urgenza in ospedale quasi in arresto cardio circolatorio. Al mio rientro, visto che ormai avevo denunciato il tutto, mi ordinò di tornare al mio compito. A quel punto richiesi all’Inail di intervenire e, considerata la condizione della mia gamba (mi è stata riconosciuta l’invalidità del 5%), fui lasciata a casa fino alla fine dell’anno scolastico. Per tutta risposta, lei fece mettere per iscritto alla società del trasporto dei bambini D.V.A. che io mi rifiutavo di aspettare l’alunna fuori dal cancello della scuola e creavo un disservizio. Mi è stato riconosciuto il mobbing dalla camera del lavoro di Milano, ma il giudice mi ha condannata al pagamento delle spese legali. Ho presentato appello e adesso sono in attesa della sentenza.”
La storia di mobbing della nostra docente non finisce qui. In un prossimo articolo vi riporteremo il resto della sua storia, avvenuta in un’altra scuola, con un’altra dirigente.
Se anche tu hai storie di ingiustizia da raccontare e condividere, scrivici a info@scuolainforma.it,

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