Una lettera inviata dalla coordinatrice nazionale Adida, Valeria Bruccola, al quotidiano ‘La Stampa’ ha posto l’accento sull’atteggiamento contraddittorio che si può notare in seno al governo, in ambito scolastico. Se, infatti, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non esita a recitare il ‘mea culpa’ per gli ‘errori’, chiamiamoli così, della Buona Scuola, dall’altra siamo di fronte all’intransigenza manifestata dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, all’interno del nuovo atto di indirizzo per le priorità politiche 2017, dove non si fa altro che confermare la linea assunta finora, all’insegna dell”avanti tutta, noi non ci fermiamo’.

Ultime notizie scuola, mercoledì 26 ottobre 2016: Valeria Bruccola ‘Se Renzi e Giannini si contraddicono’

Appare evidente che qualcosa non va tra il premier Renzi e il ministro Giannini e se le acque, sinora, si stanno mantenendo ‘chete’, questo è probabilmente dovuto al fatto che il referendum del 4 dicembre si sta avvicinando sempre di più e che i ‘terremoti’ non rappresentano l’arma strategica più conveniente. Ecco il testo della lettera firmata da Valeria Bruccola e pubblicata da ‘La Stampa’ di oggi, mercoledì 26 ottobre:
’Che il governo Renzi fosse al capolinea, almeno nel mondo della scuola, era chiaro, visti gli effetti disastrosi della Legge 107. Ma dalla «squadra» di Renzi ci saremmo aspettati maggiore compattezza politica. Mentre Renzi bacchetta il suo ministro dell’Istruzione, ammettendo gli errori di gestione e promettendo di mettere mano al sistema scolastico, la Giannini non demorde e conferma la linea assunta finora, ribadendo nuove regole per la formazione e il reclutamento e nuovi concorsi. Gli italiani hanno la memoria corta e il dissesto nella scuola lo possono percepire solo gli addetti ai lavori, nonostante i disservizi subiti da tutti, per primi gli alunni delle scuole. Il governo si spese a dismisura per sostenere la riforma della scuola e oggi si spende a dismisura per riforme che ricadranno sulla testa di tutti i cittadini, utilizzando una logica inversa, ovvero facendo intravedere al mondo della scuola, per la precisione ai precari, una possibile correzione. Non è che il premier pensa di poter acquisire consensi riferendo che, forse, a dicembre, si potrebbe decidere se andare avanti o cambiare?’

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