Scuola, Lettera di una mamma
Scuola, Lettera di una mamma

Ci ha incuriosito una lettera inviata al CDS news, l’appello di una mamma a docenti ed educatori, una mamma preoccupata per suo figlio, ma non solo: per tutti i ragazzi che vanno a scuola e non tornano col sorriso. Anna scrive al giornale e inizia con uan domanda: “Quanto vale veder tornare un figlio da scuola “sereno”?

La lettera di Anna ai docenti e agli educatori della scuola

Quanto vale veder tornare un figlio da scuola “sereno”? In questi giorni me lo sono domandata spesso. Da quando mio figlio torna a casa sereno e parla della scuola e dei compagni con gli occhi che sorridono. Erano circa due anni che gli occhi del mio ragazzo non sorridevano quando parlava di scuola, di compagni di scuola e anche quando parlava dei professori. Eh si, perché sono loro che hanno la responsabilità di “capire” cosa succede, di vigilare e di prevenire, perché sono loro che tutti i santi giorni entrano in aula. E sono anche loro che possono farti sentire inadeguato e in colpa quando invece sollevi un problema. E invece di affrontarlo insieme, in qualità di educatori, ti fanno sentire il problema. Sei tu, che magari sei poco più di un bambino, che non devi rispondere o reagire quando il compagno ti insulta o prende in giro.
Nessun ragazzo è uno stinco di santo e nemmeno il mio lo è, lo so bene. Fa sport e si trova bene, frequenta varie associazioni con coetanei vivaci e pieni di vita come lui e si trova bene. Non ha mai avuto difficoltà a fare amicizia, mai. Ovunque andiamo, dopo poco, conosce già qualche nuovo compagno di giochi. E allora, perché lì no? Me lo sono chiesta più volte ma non ho avuto risposta. O meglio, una l’ho trovata, di sicuro: non era lui il problema, ma di quel gruppetto di ragazzi “annoiati” e con un’idea di prossimo diversa da quella che ho trasmesso a mio figlio che come sogno ha quello di fare il “il dottore dei bambini piccoli”, come dice da quando è poco più di un cucciolo. E degli adulti. Sì degli adulti incapaci di educare, nel senso etimologico del termine, cioè, come dice un caro amico di famiglia, di “condurre, trarre fuori” e io aggiungo “il meglio di te”.
Non è facile aiutare questi ragazzi “annoiati” e sempre più disorientati a tirar fuori le “buone inclinazioni” e le loro capacità, i loro talenti, un pò come ha fatto Geppetto col tronco di legno: lo ha sbozzato ed è diventato un burattino che si è trasformato in un essere umano, in uomo.
E si forma, si sbozza non solo con le parole ma anche e soprattutto con l’esempio, con il dire e il fare la cosa giusta, insegnando loro il rispetto delle regole ma soprattutto degli altri. Con gesti di coraggio “quotidiano”, quando si dice o si fa la cosa giusta, quando si prende una posizione scomoda e si ha il coraggio delle proprie azioni e ci si assume la responsabilità di ciò che si è o non si è detto o fatto. Così si è degli adulti credibili. E questo si aspettano i ragazzi da noi: che ci assumiamo le nostre responsabilità di quello che abbiamo detto o fatto.
Quando un ragazzo perde la stima nell’adulto-educatore, la scuola ha perso a 360° e l’evidenza sta nel fatto che i ragazzi spesso perdono l’amore e l’interesse per lo studio e per la Scuola (sì, con la S maiuscola!). E questo comunque vale per tutto, anche per la famiglia (allargata, tradizionale, omo, etero, qualsiasi famiglia) quando non è più terreno solido in cui affondare le radici ma è solo sabbie mobili.”

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L’appello agli studenti

“Il tempo aggiusta quasi tutto anche se le cicatrici restano. Perciò mi rivolgo ai ragazzi: imparate a guardare oltre le diversità, sapete bene ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nel vostro profondo e non vi renderà nè migliori nè più appagati nel fare o dire male. Vi lascerà solo ancor più sete e fame di attenzione che non si placheranno continuando a fare o dire male ai vostri coetanei dei quali, magari, è proprio la loro disponibilità o la loro voglia di non escludere nessuno, nemmeno voi, che vi da fastidio, vi indispettisce.
Qualcuno diceva che nessun uomo è un’isola e non lo siete nemmeno voi. Guardate oltre ciò che ora non vi piace e che magari non vi rende migliori ma siate voi stessi artefici di quel cambiamento proprio di ciò che non vi piace, non abituatevi all’ipocrisia, all’ingiustizia, al “non ho visto nè sentito”, assumetevi le vostre responsabilità. Solo così diventerete uomini giusti, onesti e soprattutto credibili. E magari, domani, sarete educatori migliori di quanto, oggi,non lo siano i vostri. Guidate voi la vostra canoa per le acque, a volte tempostose, della vostra vita e fate attenzione alle persone con le quali deciderete di condividere il viaggio.”

L’appello ai docenti ed educatori

“E a voi docenti-educatori: non è esaurendo il programma scolastico che si esaurisce il vostro compito, alto e difficile, di educare, di tirare fuori il meglio. Avete nelle vostre mani cuori e menti: non nutrite solo le menti, perchè una mente senza cuore o con un cuore mal nutrito, le azioni che ne seguiranno non saranno certo di cui esserne orgogliosi ma di cui anche voi sarete responsabili.
La giustizia, il coraggio, il rispetto delle regole ma soprattutto degli altri, la solidarietà, l’amore per l’istituzione Scuola che voi incarnate, il sapere non sono materie di studio ma sono quanto di più prezioso possiate trasmettere.
Ho scritto molto ma non tutto perciò ora chiudo questa mia e ringrazio quanti leggeranno per conto proprio o magari in classe con i propri alunni, magari dissentendo o scuotendo la testa per gli “sfoghi” inappropriati di una mamma che finalmente vede di nuovo sorridere gli occhi del proprio figlio quando parla di scuola grazie proprio anche a dei buoni docenti-educatori”.