Referendum Costituzionale

 
Il Referendum Costituzionale si avvicina e gli annunci per il Si e per il No vanno moltiplicandosi.  In uno di questi ho sentito dire a Buttiglione che noi che vogliamo invitare a votare NO il prossimo 4 dicembre non sapremmo dare i giusti motivi alla base di questa nostra posizione. Preferiremmo concentrarci cioè sui limiti di una riforma che se prevarranno i SI limiterebbe l’esercizio della democrazia e non conseguirebbe un effettivo risparmio dei costi della Politica. In pratica motiveremmo il nostro NO semplicemente dimostrandoci contrari al cambiamento. La nostra intenzione di voto del Referendum Costituzionale lascerebbe il Paese ancora in mano alle Caste e alle lobby di potere. In realtà è proprio l’opposto in quanto il vero cambiamento sarà possibile solamente votando NO; qui tenterò di indicare qualche motivo.

Accentramento e allungamento dei tempi

La Riforma Costituzionale adottata mediante la modifica di 47 articoli della nostra Costituzione avrebbe l’effetto di togliere alle Regioni la facoltà di decidere su molte questioni importanti, anzi vitali per il nostro Paese. Verrebbe a crearsi un centralismo col quale il governo potrà velocemente destinare le risorse economiche verso i grandi capitali senza l’intralcio di intermediari. Verrebbe così eliminata la garanzia costituzionale costituita dal controllo delle Regioni voluta dai nostri Padri Costituenti. Chi ricordasse il cavallo di battaglia della Lega, senza che questo contraddistingua la mia appartenenza politica, vedrebbe in questo il meccanismo opposto: decentramento alle regioni contro il centralismo voluto dall’esecutivo. Ma è il nuovo articolo 70 che in realtà andrà a complicare e allungare l’iter legislativo per approvare le leggi. In pratica, anziché velocizzare, servirà un tempo ancora più lungo per legiferare. Ricordando come fu varata la Fornero in soli 17 giorni, si vedrà invece la convenienza a mantenere l’attuale Costituzione per fare presto.

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Mantenere le nostre più grandi aziende

La torta in gioco è allettante, con i migliori asset statali ( es. Terna) che fanno gola ai grandi capitali pronti ad aggredire la preda il giorno dopo le votazioni. I profitti aumenterebbero a dismisura sottraendo ulteriore ricchezza al paese quando invece, per rilanciare l’economia e i consumi è necessaria una politica di grandi investimenti governativi. In una intervista ad alcuni membri di Blackrock, gigante della finanza mondiale con larghe quote di partecipazione nei campi della comunicazione e del risparmio gestito, emerge la preoccupazione in caso di vittoria dei NO. Se invece le risorse economiche restano a disposizione dello Stato, circostanza possibile in caso di vittoria del NO, sarebbe possibile rilanciare il circuito delle opere pubbliche e della relativa occupazione.

Il risparmio a confronto

Uno dei cavalli di battaglia della riforma costituzionale è costituito dal risparmio sugli stipendi dei 215 senatori che verrebbero cancellati. Noi che voteremo NO affermiamo invece che per abbattere i costi della politica occorre dimezzare il numero dei parlamentari delle due camere. Sarebbero 157 senatori e 315 deputati in meno, per un totale di 472 indennità parlamentari tagliate. Direi che su questo versante non c’è partita. I motivi del NO esistono eccome, basta che le tv lo dicano.