Liceo Azzarita occupato

Al Liceo Azzarita di Roma, storico quartiere della capitale nella zona ‘bene’ dei Parioli, nei pressi di P.le delle Muse, le cose stavano andando male in seguito al comportamento di alcuni studenti particolarmente ribelli. Qualche giorno fa era addirittura stata rubata anche la medaglia al valore rilasciata all’eroe Manfredi Azzarita e i bagni allagati da una incursione di qualche sconosciuto. Ma quando si dice che i genitori sono quelli che possono risolvere i problemi dei ragazzi, almeno per quanto è successo al Liceo Azzarita occupato abusivamente da un centinaio di studenti, si è rivelato un detto particolarmente azzeccato. Il fenomeno è particolarmente diffuso e ripetuto negli ultimi tempi, aggravato anche dalle novità introdotte dall’alternanza scuola lavoro. Un altro caso di occupazione si è avuto a Palermo come scrivevamo qualche giorno fa.

Occupazione abortita

I ragazzi avevano raccolto circa 200 firme, come testimonia una di loro intervistata dal quotidiano La Repubblica. E così, per ben tre volte nello stesso giorno, hanno tentato di occupare la scuola invadendo il cortile della stessa. Il Preside della scuola ha chiesto ed ottenuto l’intervento delle forze dell’ordine per lo sgombero, mentre i genitori dei ragazzi, informati di quanto stava avvenendo a scuola, hanno deciso di intervenire in prima persona. E il metodo utilizzato per mettere fine all’occupazione è stato quello del tanto vituperato ma sempre invocato da tanti che si potrebbe definire il “rimedio della nonna”, :i ceffoni.

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Il racconto

“A un certo punto abbiamo sentito dei colpi alla porta che avevamo barricato,prosegue la studentessa intervistata. Erano alcuni genitori che, forzando la porta, sono riusciti a entrare, urlando di andar via, cercando i figli, spintonandoli. Qualcuno ci ha preso anche uno schiaffo… Noi, i più piccoli, ci siamo spaventati e siamo scappati”. Per fare uscire quelli più grandi c’è voluto invece l’intervento delle forze dell’ordine, anche per impedire che la cosa degenerasse, come ha detto Roberto Gueli, il preside che le aveva chiamate. Resta il fatto comunque che aldilà di qualche sano ceffone di tanto in tanto, il disagio manifestato dai ragazzi va in qualche modo accolto ed elaborato mediante un confronto, anche per evitare il muro contro muro con gli insegnanti.