Una lettera pubblicata sull’edizione odierna del quotidiano ‘La Stampa’ (venerdì 25 novembre) offre uno spunto per riflettere sulla mancanza di interesse dimostrato dagli studenti nei confronti della scuola, in generale, e delle ‘colpe’ che, spesso, vengono attribuite ai professori che, secondo alcuni, non sarebbero più in grado di stimolare l’interesse degli studenti. La riflessione pubblicata dal noto giornale torinese è stata firmata da un docente di Catania, Lorenzo. Ecco il pensiero dell’insegnante siciliano:

Scuola, colpa degli insegnanti se gli studenti sono annoiati?

Una lettrice ha scritto che se un professore entrasse in classe con I Promessi sposi in mano e leggesse con le lacrime agli occhi lo strazio composto di una madre malata di peste che esce con la sua bimba in braccio come se fosse stata viva, gli studenti non si dimenticherebbero più di Alessandro Manzoni. E questo perché chi insegna deve saper divertire, commuovere, affascinare gli studenti. Se un insegnante vede che non ci riesce, deve cambiare mestiere.
Come questa lettrice, pensa lo scrittore Davide Rondoni nel suo pamphlet Contro la letteratura. Un’accusa e una proposta, auspica l’inserimento nelle scuole di frotte di insegnanti-attori in grado di accendere l’interesse degli studenti per i capolavori della nostra letteratura. Letteratura sempre più devitalizzata a causa dei tanti professori aridi e noiosi che infestano le scuole italiane. Di fronte a questo scenario, pur vero, mi vengono in mente le parole che un fine interprete della nostra poesia e narrativa, Cesare Garboli, indirizzava al suo maestro in un libro dove commentava Trenta poesie famigliari di Giovanni Pascoli: «A Natalino Sapegno, alla sua mancanza di recitazione».

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Spesso, a 16-18 anni non si possiede la maturità per gustare un libro di poesie

L’inappetenza degli studenti verso le opere della nostra tradizione letteraria non dipende solo dagli insegnanti poco motivati. Intendo dire che se la lettura dei grandi autori è il passaggio obbligato per entrare in contatto con idee, emozioni e opinioni politiche e religiose provenienti da altri luoghi e tempi, che ci aiutano a guardare la vita e il mondo con sguardi diversi dal nostro, è anche vero che leggere e interpretare all’inizio costa fatica. Ma soprattutto non va dimenticato che per gustare e interiorizzare un libro di poesie, un romanzo ecc., occorre una maturità che spesso a 16-18 anni non si possiede.