Mobilità illegittima

La mobilità prodotta dall’algoritmo utilizzato per il piano straordinario di assunzioni è sbagliata e i docenti hanno il diritto di vedersi assegnata una cattedra nella provincia in cui hanno espresso la preferenza. Il Tribunale di Venezia ha emesso una sentenza che si aggiunge ad altre analoghe pronunce dei tribunali del lavoro italiani che in sostanza bocciano impietosamente i criteri con i quali è stata disposta la mobilità dei docenti sul territorio nazionale. Lentamente ma inesorabilmente, la giustizia sta facendo il suo corso e forse per questo ai piani alti si traccheggia per licenziare la nuova mobilità per il 2017.

L’accoglimento del ricorso della neo assunta

Il Tribunale di Venezia ha accolto il ricorso di una docente della Lucania assunta con la fase C del piano straordinario di assunzioni giudicando casuale ed illegittimo l’algoritmo che la aveva assegnata ad un ambito veneto. La mobilità così concepita cozza contro i più elementari diritti costituzionali della non discriminazione. La mobilità partorita dalla legge 107 non può basarsi su un concetto meramente astratto come quello della casualità, né l’amministrazione può omettere di offrire una ricostruzione alternativa della modalità con le quali sono stati abbinati ai docenti i singoli ambiti territoriali per il trasferimento, affermando in maniera del tutto generica la legittimità del proprio operato.

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La sentenza in pillole

La ricorrente, assunta con la fase C del piano straordinario, aveva maggior punteggio per essere assegnata all’ambito Puglia 0001 ed invece era stata assegnata ad un ambito della provincia veneta. Essendo anche coniugata con figli, da questo trasferimento ne derivava anche un grave pregiudizio economico. Il giudice del lavoro Dott.ssa Anna Menegazzo ha accolto le ragioni della docente lucana disponendo che fosse assegnata all’ambito Puglia 0001 o, in denegata ipotesi, a quelli viciniori Puglia 0004 e Basilicata 0001. Questo per non consentire che il criterio di assegnazione di sede sia del tutto casuale, per via dell’ordine delle preferenze espresse nella domanda, andando a violare il principio di imparzialità previsto dall’art.97 della Costituzione. Si sa infatti che chi possiede un maggior punteggio può scavalcare altri colleghi.

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