Dirigenti scolastici

I dirigenti scolastici sono quelli che hanno subito forse più di tutti la pressione della L.107, divisi tra favorevoli e contrari, con interminabili polemiche condotte a colpi di comunicati. Ogni cosa fatta da loro è sempre sotto la luce dei riflettori, pronta ad essere vivisezionata per individuare l’errore. Ma l’episodio di cui oggi vi parliamo in questo articolo riguarda quanto accaduto in una scuola del napoletano, subito dopo l’esito delle votazioni del referendum di domenica scorsa. Ciascuno potrà analizzare e farsi un’opinione personale, fermo restando che i dirigenti scolastici sono umani come tutto il personale della scuola.

Il fatto di cronaca

Era comprensibile l’ansia per l’esito delle consultazioni referendarie di domenica scorsa che attanagliava tutto il personale scolastico. La gioia per la vittoria dei No di Giovanna Tavani, preside in un istituto scolastico di Ercolano, ha fatto sì che la stessa sfogasse tutta la tensione accumulata in questi mesi con il classico gesto dell’ombrello ripreso in un video poi condiviso su Facebook. Sarà stato forse per eccesso di partecipazione che la preside si è lasciata andare abbandonando il classico aplomb che caratterizza i dirigenti scolastici, consci dell’importanza della funzione che rivestono. A ben pensarci un gesto ingenuo ma assolutamente innocuo. Questo non è bastato ad evitarle la gogna mediatica.

Il sondaggio

Premettendo che la stessa preside si era scusata pubblicamente per quel gesto,  un quotidiano locale, dopo aver narrato il fatto, pubblicava un sondaggio in cui invitava i lettori a dire la loro. Ed è qui che si fa discutibile la condotta giornalistica che abbandona la strada del fatto di cronaca in se, nobile funzione che non dovrebbe mai mancare in chi la esercita, scivolando nel più bieco e volgare sondaggismo gossipparo. Mettere alla berlina in questo modo una persona, ancorché preside di una importante scuola, sola contro tutti già nel lavoro che svolge quotidianamente, esponendola al pubblico ludibrio, non solo è scorretto ma è anche fuorviante perché incoraggia la curiosità morbosa di chi nei social vede una valvola di sfogo per le proprie frustrazioni. Non solo va perdonata la preside a nostro insindacabile giudizio, ma va anche sostenuta contro questo genere di giornalismo.