Lettera a Matteo Renzi

A Matteo Renzi risponde un docente con una lettera giunta alla nostra redazione che pubblichiamo in formato integrale. Come si sa, il post di commiato col quale Matteo Renzi si congedava da premier per fare ritorno a Pontassieve, ha fatto  il giro del web, raccogliendo ovunque consensi e dissensi. Il nostro lettore è un docente di ruolo che ci prega di pubblicare quanto da lui scritto in risposta al premier.
Matteo Renzi
– scusa se non scrivo “caro”, ma proprio non ce la faccio – ho letto la tua lettera scritta al tuo ritorno a Pontassieve, e non posso non risponderti, perché dopo averla letta mi sento persino più triste di come mi sono sentito durante il tuo governo di mille giorni, che a me, devo essere sincero, sono sembrati dieci anni. Ci informi che sei tornato al tuo paese “come tutti i fine settimana”, e non posso non pensare ai miei poveri colleghi costretti a “migrare” a molte centinaia di chilometri di distanza, che non avevano neanche i soldi per tornare tutti i fine settimana per abbracciare i figlioli, e rimboccare loro le coperte. Hai dato un’occhiata alla posta e alle tue bollette, e penso a chi non può permettersi il lusso di dare solo un’occhiata alle proprie bollette, perché deve sedersi a tavolino per fare i conti al centesimo per tentare di farli quadrare, perché moltissima gente soffre, in Italia, perché ha perso il lavoro, o ha solo un lavoro saltuario, uno di quelli che fanno figurare che sia occupato, uno di quelli a tutele crescenti, dopo il tuo meraviglioso Jobs Act, partorito durante i tuoi “mille giorni di governo fantastici”. Hai continuato a elencare i tuoi meriti, le tue riforme, e vedo che da un po’ di tempo non menzioni più l’altra tua opera d’arte, la Buona Scuola, e mi piacerebbe conoscerne la ragione, se perché sai che essa è stata un tuo grave errore, o perché te ne vergogni. Be’, in realtà non credo che provare vergogna ti sia molto familiare, dato che non ho colto un solo attimo di dispiacere, di ripensamento, in tutti i tuoi atti, le tue parole, persino quando hai dato le dimissioni, persino ora. Dici che un giorno sarà chiaro che la tua riforma serviva all’Italia, e subito dopo “quando il popolo parla, punto”, come a dire che il 60% degli italiani non ha votato SÌ perché non capisce. D’altra parte che ti aspetti da quest’accozzaglia che hai dovuto governare!? Ma tu, sei sicuro di aver capito il tuo popolo? Io dico di no, perché non ti sei accorto della sua sofferenza, della disoccupazione sempre crescente, e di poveri costretti a non curarsi per via dei tuoi tagli alla sanità. E i giovani, cosa hai fatto per i giovani? Hai tolto loro ogni diritto, sulla scia dei degni Signori che ti hanno preceduto, Monti e Fornero. Ma tu sai andato oltre, e hai inventato la Jobs Act, spacciandola per una riforma di sinistra, mentre ha solo favorito gli imprenditori, e tu lo sai bene, perché ha plaudito Confindustria, e tutto il mondo a te caro. Hai detto agli studenti che lavorare gratis per McDonald’s è una buona cosa, come del resto hai definito “Buona” tutta la tua Scuola-azienda, dove hai assunto, spacciandolo per un tuo merito, i docenti, come l’Europa ti imponeva di fare, finendo di mortificare i già avviliti insegnanti, con i premietti per chi collabora alla realizzazione di questo colossale obbrobrio che è ora diventata la Scuola italiana, fingendo che questi siano i docenti meritevoli, come se tutti i docenti non lo fossero o non lo debbano essere, dato che svolgono un lavoro fondamentale per tutta la collettività. La Scuola, (caro) Matteo, non è una parrocchia, e gli insegnanti non sono boy scout da premiare con bonus acquisti, gli insegnanti sono dei lavoratori molto qualificati che bisogna trattare col massimo rispetto, e chi non lo fa non ha a cuore la cultura e la crescita del proprio Paese. Alla Scuola serve tutto, tranne tutto quello che hai prospettato con la tua Buona Scuola. Non servono le divisioni in buoni o cattivi, e non serve un DS che comandi, ma solo la collaborazione fattiva, basata sulla fiducia, e servono soldi per costruire vere scuole, nel rispetto degli studenti, e serve dignità di trattamento, come hanno capito nel resto d’Europa. Non servono contratti triennali, per terrorizzare, ma la dovuta tranquillità che dobbiamo trasmettere ai nostri amati studenti. Dici di “tornare semplice cittadino”. Lo sappiamo che i politici non sono “semplici cittadini”, perché vivono in un altro mondo, lontano dai sacrifici, dalla vita reale, lontani persino dai sogni di un futuro dignitoso per i propri figli. Nella tua lettera vuoi dare una parvenza di normalità, e ci racconti delle tue “dure trattative” con i tuoi figli per l’utilizzo della taverna. Sarei tentato di dirti che potresti trattare con loro come hai fatto con noi insegnanti, per stabilire cosa fosse necessario e opportuno fare per migliorare la Scuola. Ma la mia buona indole di educatore mi impone di consigliarti di non fare con loro delle “dure” trattative, ma semplicemente di essere un buon padre, semplicemente un buon padre, proprio quello che dovrebbe essere un Presidente del Consiglio dei Ministri. Quasi mi dispiace dirtelo, ma lasci un’Italia in macerie, privata di molti diritti, e non oso pensare a come sarebbe stata se il popolo non si fosse risvegliato dal lungo torpore, e non avessimo detto NO alla tua riforma scellerata e profondamente antidemocratica. Tu avresti continuato a governare, a fare altre riforme gradite ai Poteri forti, e forse saresti diventato padrone assoluto alle prossime elezioni, grazie all’altro tuo capolavoro di legge elettorale. Nei tuoi mille giorni non ti sei accorto delle folle in piazza, di come ti accoglievano i giovani, della povertà che avanzava, dell’esercito dei disoccupati, della disperazione di molti, e le tue risposte sono state solo riforme insensate e irrispettose del popolo, un popolo che lasci a brandelli e diviso.