Paolo Gentiloni

C’è una gran confusione in queste ore in merito al nuovo ministro dell’Istruzione: dopo lo scontato ‘benservito’ a Stefania Giannini, ‘silurata’ dopo i disastri della Buona Scuola, il mondo della scuola attende di sapere chi sarà colui o colei che entrerà nel dicastero di Viale Trastevere. A questo proposito, occorre registrare il malumore dei docenti sulle reti social: il personale scolastico, addirittura, preferirebbe che la ‘poltrona’ del Miur rimanesse vacante, ‘per il bene della scuola’.

Ultime notizie scuola, lunedì 12 dicembre 2016: i docenti ‘Per favore, non nominate nessuno al Miur’

Dopo tutto quello che si è visto, durante i ‘mille giorni’ del governo Renzi, si rischierebbe di peggiorare la situazione, sia che venga nominato un difensore della legge 107 (vedi Francesca Puglisi o Simona Malpezzi) sia che arrivi un ‘personaggio’ che non ha mai avuto a che fare con la scuola (si sta parlando del vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini.

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A questo proposito, occorre sottolineare il punto di vista dell’Associazione docenti italiani i quali non esitano a rivendicare il bisogno di una ‘tregua nella scuola’. Una provocazione, certamente, quella di non volere una guida al Miur, ma lo sdegno è giunto a livelli tali che si possa capire questa presa di posizione.

ADI. ‘Scuola travolta dall’incapacità del governo Renzi, abbiamo bisogno di una tregua’

“Prenda tempo – ha scritto in un comunicato l’Associazione Docenti Italiani al neo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni – non succede nulla se ‘Viale Trastevere’ rimane in questo momento privo di ministro e sottosegretari. La scuola ha bisogno di una tregua. Il governo Renzi ha assegnato all’istruzione risorse più di qualsiasi altro, ma non ha espresso nessuna visione che orientasse e individuasse le priorità. La scuola è stata sommersa da un’ondata di provvedimenti caotici, che l’ha travolta. Le responsabilità non sono solo del Governo, ma anche dei partiti, in particolare di quello di maggioranza, il PD, incapace, in questi anni, di esprimere un’adeguata politica scolastica. Se riteniamo inevitabile, come si legge, che siano rimossi i politici più direttamente coinvolti in questo vuoto di elaborazione, non è altrettanto inevitabile che i loro posti siano immediatamente ricoperti, senza quella necessaria riflessione che la situazione impone.’