Jobs Act

Il Jobs Act, fiore all’occhiello del governo Renzi, rischia di tramutarsi nel giustiziere del PD. Nel fitto calendario dei lavori della Consulta appare la data del 10 gennaio per discutere dell’ammissibilità (data per certa) del referendum sull’abrogazione del Jobs Act proposto dalla Cgil che ha raccolto 3,3 milioni di firme. Nell’ipotesi in cui la Consulta lo approvasse, occorrerà andare ad elezioni in primavera, spostando all’anno successivo l’appuntamento con quelle politiche. Ma questo scenario, anche in seguito a fortissimi contrasti sorti all’interno del partito, rischia di trascinare tutto il PD verso la disfatta più totale. La posta in ballo è altissima infatti.

Andare al voto subito per evitare il referendum

Dopo il recente referendum costituzionale, in cui il PD ha fatto una campagna incessante e massiccia per il Sì, perdendo clamorosamente il 4 dicembre scorso e portando Renzi al commiato con un post su facebook, nessuno dei membri se la sente di appoggiare una campagna a difesa di una delle bandiere delle riforme ‘renziane’. Subire nel giro di pochi mesi un uno due di questo genere, atteso che la partecipazione sarebbe molto probabilmente tale da superare il quorum necessario dato il grande coinvolgimento della platea di lavoratori interessati, stenderebbe al tappeto anche un toro e per il PD sarebbe la fine. Cosa fare dunque?

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La grana più grande per il governo Gentiloni

La riflessione sul tema è stata proposta dall’ex ministro del lavoro Damiano che in un articolo pubblicato su La Stampa illustra i rischi connessi a decisioni affrettate. Il Partito ha già pagato duramente con il voto alle ultime comunali e all’ultimo referendum costituzionale lo scotto della rabbia della gente con una perdita vertiginosa di consensi. Serve scegliere anche se questo significa impattare sulla sorte del governo Gentiloni appena nato. Nel caso in cui il referendum venisse spostato al 2018, disinnescando questa potenziale ‘bomba’, bisognerà indire elezioni anticipate venendo così incontro alle richieste delle opposizioni. Governo Gentiloni dunque già di fronte a un bivio?

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