Costituzione e Istruzione

La Costituzione è stata salvata con il recente referendum dove i NO hanno prevalso sulla volontà di stravolgerla. Il faro che illumina il nostro cammino era stato sinistramente oscurato da presunti innovatori della vita politica e sociale che si sono distinti nell’opera di devastazione del nostro sistema di istruzione con il varo della legge 107 di cui si attende di conoscere la sorte delle 9 deleghe rimaste ancora da licenziare. La Costituzione che ci hanno lasciato i nostri padri ci ha salvati, eppure la battaglia non è ancora finita: in gioco c’è il diritto allo studio che la nostra Costituzione ha sempre garantito.

Riflessioni

Riceviamo spesso in redazione richieste di impressioni e pareri sul progressivo deterioramento del livello medio di istruzione degli Italiani e sulla varie leggi di riforma del sistema scolastico che si sono succedute a partire dagli anni ’80 fino ai nostri giorni. Il diritto allo studio trasformato in mera merce di scambio, in spregio agli art. 33 e 34 della Costituzione. Si va dall’istituzione del numero chiuso nelle università fino all’incremento di finanziamenti in dotazione alle scuole private , per approdare all’odierna situazione in cui il precariato di fatto viene esteso a tutto il corpo docente. Trovare il bandolo della matassa in tutto questo non è semplice; è un discorso molto lungo e complesso. In generale, quando un Paese non investe nell’Istruzione Pubblica, dimostra di ignorare le dinamiche di un vero Welfare in grado di ridurre i costi futuri per tappare le falle aperte da leggi e leggine ad personam, bieche e classiste. A mio avviso, l’elogio della follia è iniziato nel 1975, con l’avvento delle televisioni private e Berlusconi. La sua comparsa nel mondo economico e sociale inizialmente ha prodotto uno strappo con le vecchie regole conservatrici della prima Repubblica che portarono al ’68. Mi piace definirli “effetti collaterali” della protesta studentesca e delle università.
Ci si è presto assuefatti a ciò che è comodo, immediato e conveniente, facendo leva sull’atavico opportunismo italico del proprio tornaconto. In quest’ottica vanno viste secondo me tutte le successive riforme che gradatamente hanno peggiorato vistosamente il livello medio di istruzione italiana. E non è certo colpa degli insegnanti se questo è avvenuto. Qualcuno doveva metterli in condizione di poter operare per consentire loro di trasmettere la vera conoscenza e la capacità di giudizio autonomo. Ciò che all’epoca i miei genitori chiamavano”mettere giudizio” insomma. Il fascino dell'”americanizzazione” della scuola ha sedotto i nostri governanti guidati da fortissimo spirito liberista e questi sono i risultati. Mi viene facile dire che per risolvere tutto basta tornare indietro al vecchio sistema di istruzione; ma senza fermarsi lì, cercando di individuare le giuste leve per rilanciare davvero l’Istruzione Pubblica. E’ solamente un problema di volontà politica; le risorse ci sono.

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