Fedeli: ecco perché sono ministro al Miur
Fedeli: ecco perché sono ministro al Miur

Dopo il putiferio esploso intorno ai titoli di studio di Valeria Fedeli, neo capo del Miur, il ministro dell’Istruzione replica in merito a quanto accaduto attraverso una lettera pubblicata dall’Unità, in cui chiede scusa e spiega le sue intenzioni. Dopo essersi definita allibita dall’aggressività nei suoi confronti, la Fedeli modifica i toni e tenta di parlare al cuore dei docenti. Avrà successo? Di seguito riportiamo alcuni stralci della lettera da lei scritta, che troverete in versione integrale sul giornale online L’Unità.

Valeria Fedeli: ecco perché resta al Miur

Valeria Fedeli spiega perché resta al Miur e chiede scusa per quanto accaduto con le seguenti parole:
“Per la prima volta, oggi, mi trovo a ricoprire… un incarico nuovo e nuove responsabilità, che vivo però in perfetta continuità con l’esperienza della mia vita, con l’attenzione alla vita reale delle persone, ai bisogni e alle speranze, l’ascolto e il dialogo, la determinazione per trovare i punti che uniscono. Ho iniziato ora il mio lavoro da ministra e l’ho fatto impegnandomi subito. Ma queste prime giornate sono state – nel dibattito pubblico o meglio nel confuso chiacchiericcio che rischia di prendere lo spazio di un vero dibattito e che nasconde, mi pare, un attacco politico e culturale ben chiaro – anche dalle polemiche. Voglio fare chiarezza: c’è stata – evidentemente – una leggerezza, da parte mia, un errore nella cura e nella gestione del racconto di un passaggio della mia vita, quello del titolo di studio… Di questa leggerezza, di questo errore, mi scuso, con tutte e tutti, soprattutto con coloro che fanno parte del mondo della scuola dell’università e della ricerca.”
Non sono ministra per insegnare loro qualcosa, né per convincerli delle mie idee, ma per ascoltarli, dialogare, fare sintesi. Il mio compito è migliorare e manutenere quello che già esiste, ma la sfida sarà quella di lavorare non solo sulle emergenze: dobbiamo tracciare una rotta per politiche sul sapere che sappiano guidarci verso uno sviluppo più inclusivo e sostenibile, per creare una società più giusta e dinamica. La valorizzazione dei talenti non deve essere alternativa al sostegno di chi resta indietro, dobbiamo dare non solo a tutte e tutti le stesse possibilità, ma fare in modo che attraverso l’impegno si possa trovare nel sapere un riscatto, una leva per cambiare e migliorare la propria condizione.”
“Questa è la lezione della nostra Costituzione. La conoscenza è determinante per una società più dinamica e in grado di competere meglio sugli scenari europei e internazionali, ed è centrale anche per ricucire le troppe fratture tra aree diverse del nostro Paese. Hai ragione, la strada più semplice davanti all’asprezza delle polemiche sarebbe stata quella di fuggirle. Noi, invece, non scegliamo le cose semplici. Ho commesso un errore. Accetto però oggi la sfida e l’impegno che mi vengono richiesti, chiedo solo di essere giudicata per il lavoro che farò nei prossimi mesi.”
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