Assunzione docenti precari, Intervista a Bruno Ventura, Presidente Azione Scuola

Il futuro della scuola pubblica italiana tra luci (poche) ed ombre (tante) alla luce della nuova nomina come ministro dell’istruzione dell’ex vice presidente del Senato, Valeria Fedeli. Abbiamo intervistato, a questo proposito, Bruno Ventura, presidente di Azione Scuola, associazione culturale nata per tutelare i diritti e gli interessi dei docenti di fronte alle ingiustizie legislative perpetrate nei loro confronti dall’amministrazione centrale.

Scuola, ultime notizie 19 dicembre: intervista a Bruno Ventura, presidente Azione Scuola

Presidente, innanzitutto vorremmo chiedere un suo parere in merito alla nomina di Valeria Fedeli al Miur 
‘La vedo nel segno della continuità ad imporre una legge incostituzionale che nega i più elementari diritti alla stabilizzazione dei precari e che risponde unicamente alle logiche europeiste di una scuola azienda, sgravando lo Stato dall’onere di occuparsene e aumentando le discriminazioni all’interno della categoria dei docenti stessi. Ma ciò che è più deplorevole è consentire che di scuola se ne occupi qualcuno che mai in passato ha avuto esperienze. Come potremo spiegare agli studenti che alle più alte cariche si accede prescindendo dal titolo di studio?’

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Priorità ‘Abolire tetto 36 mesi e trasformare cattedre organico di fatto in organico di diritto’

La questione più delicata, forse, è quella riguardante le deleghe alla legge 107. Tra queste c’è quella riguardante la riforma del reclutamento e l’auspicabile approvazione di un piano transitorio per i precari abilitati. Sappiamo bene come i tempi, però, siano ristretti e le risorse in bilancio siano esigue. Ancora tre anni di supplenze e poi i precari saranno costretti a fare un concorso oppure ad abbandonare l’insegnamento.  Presidente, le chiediamo: quali alternative potrebbero esserci?
‘Vorrei essere chiaro su questo punto, cominciando con il dire che il comma 131 sul divieto di supplenze è incostituzionale e va abolito. Lo Stato non può impedire di lavorare ad un docente che cerca di stabilizzarsi dribblando tra Mad e spezzoni di cattedra su e giù per l’Italia, compiendo sacrifici enormi per inseguire una passione e un sacrosanto diritto alla stabilizzazione. Inoltre va demolita la concezione che non ci siano soldi per assumere gli oltre 200mila precari che tengono in piedi la scuola con le supplenze ogni anno. E’ una questione di mera volontà politica: si può agire senza appesantire eccessivamente il bilancio statale e ciò che va fatto immediatamente è trasformare le cattedre da organico di fatto in organico di diritto concentrando questa azione al sud, laddove cioè il fenomeno della mancanza di posti è più evidente. Nella disponibilità del Mef esiste un fondo speciale al quale si può attingere per immettere in ruolo almeno 30 mila docenti delle Gae.’

Assunzione docenti abilitati II e III fascia di Istituto, quale soluzione?

Fin qui va bene ma per i precari nelle graduatorie di istituto?
Anche qui si può lavorare ad una fase transitoria che nel giro di tre anni, in linea con il numero dei pensionamenti, immetta in ruolo senza concorso gli abilitati. Questi possiedono già le competenze e i titoli per poter avere il ruolo. Se sia necessario un esame, posto che ce ne sia bisogno dopo averne sostenuti tanti con enorme dispendio economico, si può ragionare mettendosi d’accordo sulla forma che questo debba avere prevedendo che il primo anno sia considerato di prova. Analoga attenzione poi va posta a quei colleghi ancora in III fascia, privi di abilitazione, ma anch’essi con più di 36 mesi di servizio nelle scuole. Se il problema è come farli abilitare col minor costo possibile, anche qui la soluzione esiste, ma occorre anche qui volontà politica.